Cerca nel blog
mercoledì 24 aprile 2013
LA RIVOLUZIONE SILENZIOSA: LEGGERE COME ATTO DI RIBELLIONE
Potrei dire che leggo per abitudine, poiché leggere è un’abitudine che si è radicata in me già da bambino e ho continuato a coltivarla per tutta la vita.
Potrei anche affermare che leggo per piacere: molte sono le pagine che mi fanno godere intensamente, molte delle quali mi donano un piacere indimenticabile.
Potrei anche dire che leggo per puro egoismo, perché leggere è un’esperienza profonda, intima, che alimenta e calma la mia sete.
In verità potrei dire tutto questo senza mentire: perché leggo per costume, leggo per piacere e per egoismo ma penso che il motivo ultimo della mia militanza in qualità di lettore ostinato sia che leggere, oggigiorno, è diventata un’attività rivoluzionaria. Leggere è una forma di ribellione, un fronte aperto contro il conformismo, una guerra di battaglie contro i giorni grigi e le notti fredde.
Leggere contro la velocità.
Viviamo in velocità, con il respiro corto, sempre di corsa e senza un istante per recuperare il fiato. Sono questi i giorni che ci sono capitati, dicono: giorni di frenesia; tessere e disfare; giorni di stanchezza cronica e velocità senza tregua.
Giorni in cui non c’è tempo per la sosta e la quiete: osservare come ingialliscono le foglie e cadono dagli alberi, vedere come il vento se le porta via, palpitare al cadere della sera, sedersi per strada e sentire come il freddo penetra nella pelle. Sentire, guardare, fermarsi. Contro il ritmo impetuoso dei giorni leggere si trasforma in un atto di ribellione: sedersi e aprire un libro significa fermare l’orologio, significa aprire la porta a un altro tempo, a altri giorni, a altre vite.
Leggere è un insolito atto di ribellione, un bastone tra le ruote degli ingranaggi incessanti, un missile nella rotta di navigazione dell’infinita cinta di distribuzione sotto i nostri piedi.
Leggere vuol dire rompere lo specchio, farlo in mille pezzi e andare oltre.
Leggere contro il frastuono.
In quest’epoca non c’è spazio per il silenzio: il rumore alberga tra di noi. Frastuono per strada, frastuono nelle case, frastuono nei cuori; schermi che parlano, motori che suonano … non c’è un intervallo di silenzio tra il giorno e la notte, né tra la notte e il giorno.
Il frastuono continuo è permeato nella nostra testa, è arrivato come un trapano al centro di tutto e lì è diventato il ronzio di fondo, severo e ostinato. Ma c’è di più: il rumore che abbiamo ingoiato, mandato giù e assorbito adesso è dentro di noi e ormai viene riversato anche da noi.
Il rumore è diventato il sovrano dei nostri giorni. Contro il frastuono incontenibile leggere diventa un atto di ribellione: sedersi e aprire un libro è mettere a tacere le voci stridenti, significa spezzare la continuità del trambusto, metterlo in un sacco e gettarlo in fondo a un pozzo e permettere che riappaia di nuovo il silenzio. Aprire un libro è come stendersi su un prato tranquillo, terreno fertile per immaginare storie, per immaginare, per ascoltare e ascoltarci. Aprire un libro è riempire il mondo di silenzi, di quei silenzi imprescindibili per l’emozione, per sentire che respiriamo, sentire che siamo.
Leggere contro il dogma.
Sono tempi di uniformi, sono tempi di globalizzazione (anche di noi stessi), sono tempi di involucri smaglianti e profonde superficialità. Sono tempi di poche domande e molti dogmi: questo è il mondo che ci è toccato di vivere. Questi sono i giorni che viviamo, epoca di gusti identici, di identici desideri e identici pensieri; sono i giorni in cui la fabbrica di idee partorisce slogan futili e accattivanti per alimentare le nostre bocche e riempire i nostri sogni di parole preconfezionate. Il desiderio, il nostro desiderio, è nelle mani del mercato e in questo teatrino noi siamo i burattini che si muovono come in un sogno. O in un incubo.
La dottrina entra dagli occhi e dalle orecchie e si aggrappa nel profondo. Il mercato ci rende uguali, siamo carne di carta visa. Contro l’indottrinamento di successo leggere diventa un atto di ribellione: sedersi e aprire un libro significa alimentarsi di parole, meditare idee, discutere e riflettere, pensare, crescere e criticare. Ecco, leggere è un enorme atto di ribellione che ci rende critici e anticonformisti, differenti, interrogativi e inquieti … Leggere vuol dire rompere la fabbrica di ingranaggi identici, di identità manipolabili, di carne per il mercato; in particolar modo leggere i libri non alimentano il serbatoio di quel mercato.
Addirittura si possono leggere libri presi gratuitamente in prestito nelle biblioteche pubbliche! Dove s’è vista un’azione così rivoluzionaria nel regno del consumismo e della globalizzazione!
Leggere contro l’inerzia.
Sono tempi incomprensibili, ci dicono. Succedono cose inevitabili, insistono. Non possiamo farci nulla, affermano. Intanto ci invitano a sederci e guardare i giorni che passano: resisti, sopporta, obbedisci, ancora un po’, resisti, sopporta, guarda la televisione… sei comunque tra i fortunati, ti ricordano. Resisti. Sopporta. Tranquillo, non muovere neppure un dito, neanche un battito di ciglia, che non si alteri l’universo, o si rompa l’equilibrio; lascia che la diga si apra e fatti trascinare dalla corrente fino alla fine.
Contro la quiete mortificante leggere un libro diventa un atto di ribellione: prendere un libro attiva la muscolatura, attiva l’occhio e il cervello, attiva la volontà di essere partecipe, la responsabilità, il coinvolgimento di chi legge. Il libro esige dal lettore, gli chiede “Taci!”, chiede “ascolta”, chiede “presta attenzione!”… e il lettore partecipa e si fa responsabile di quello che succede durante questo momento di lettura. Essere responsabili e protagonisti di ciò che ci accade è, senza dubbio alcuno, la più grande di tutte le forme di ribellione che si possono attribuire al libro.
Sì, potrei dire che leggo per abitudine, che leggo per piacere, che leggo per egoismo. Ma sono sempre più convinto che leggo perché appartengo alla Resistenza, perché sono un ribelle. Penso che ci sono molte cose ancora che devono cambiare. Con un libro in mano sono pericoloso: penso, sogno, pongo domande, sono responsabile, vivo il tempo… inizio la rivoluzione silenziosa che farà un altro mondo, migliore.
E’ certo.
martedì 9 aprile 2013
martedì 2 aprile 2013
sabato 23 marzo 2013
sabato 16 marzo 2013
venerdì 15 marzo 2013
giovedì 14 marzo 2013
DALLA RETE VIRTUALE ALLA RETE DELLA VITA, un altro profondo testo di Fritjef Capra
In questo libro l'autore disegna la mappa di un radicale mutamento in atto nell'ambito del sapere.
Sempre più inadatti a favorire la comprensione del mondo e di noi stessi si stanno infatti rivelando i tradizionali modelli lineari ereditati da Newton e Darwin: è necessaria una nuova sintesi dell'universo, alla quale, da campi diversi, stanno contribuendo gli studiosi impegnati su fronti che si chiamano teoria della complessità, teoria di Gaia, teorie del caos.
Capra, forte della sua formazione di fisico ma ancor più di una formidabile curiosità intellettuale, ha il merito di tendere a una sintesi complessiva di questa insensibile rivoluzione, scorgendo nelle conquiste in corso il delinearsi di un nuovo pensiero, che vede nella natura e negli esseri viventi non entità isolate, ma sempre e comunque "sistemi viventi" dove il singolo è in uno stretto rapporto di interdipendenza con i suoi simili e con il sistema tutto.
La somma di queste relazioni, che legano gli universi della psiche, della biologia, della società e della cultura, è una rete: 'la rete della vita'.
Se l'umanità vorrà vincere le sfide che la impegnano e che discendono dallo sviluppo selvaggio, dalla distruzione della natura, dalla nevrosi ormai strutturale del nostro vivere, il compito che l'attende sarà quello di studiare e capire questa trama invisibile ma essenziale di relazioni che la circonda.
Grazie alla novità e all'importanza dei suoi contributi, Fritjof Capra è oggi considerato uno degli intellettuali più importanti ed influenti tra quelli che si collocano alla frontiera di pensiero scientifico, sociale e filosofico. Nelle sue prime opere, questo originalissimo studio si è accostato alla fisica moderna e al misticismo orientale ricavandone una sorprendente visione della realtà.

Sempre più inadatti a favorire la comprensione del mondo e di noi stessi si stanno infatti rivelando i tradizionali modelli lineari ereditati da Newton e Darwin: è necessaria una nuova sintesi dell'universo, alla quale, da campi diversi, stanno contribuendo gli studiosi impegnati su fronti che si chiamano teoria della complessità, teoria di Gaia, teorie del caos.
Capra, forte della sua formazione di fisico ma ancor più di una formidabile curiosità intellettuale, ha il merito di tendere a una sintesi complessiva di questa insensibile rivoluzione, scorgendo nelle conquiste in corso il delinearsi di un nuovo pensiero, che vede nella natura e negli esseri viventi non entità isolate, ma sempre e comunque "sistemi viventi" dove il singolo è in uno stretto rapporto di interdipendenza con i suoi simili e con il sistema tutto.
La somma di queste relazioni, che legano gli universi della psiche, della biologia, della società e della cultura, è una rete: 'la rete della vita'.
Se l'umanità vorrà vincere le sfide che la impegnano e che discendono dallo sviluppo selvaggio, dalla distruzione della natura, dalla nevrosi ormai strutturale del nostro vivere, il compito che l'attende sarà quello di studiare e capire questa trama invisibile ma essenziale di relazioni che la circonda.
Grazie alla novità e all'importanza dei suoi contributi, Fritjof Capra è oggi considerato uno degli intellettuali più importanti ed influenti tra quelli che si collocano alla frontiera di pensiero scientifico, sociale e filosofico. Nelle sue prime opere, questo originalissimo studio si è accostato alla fisica moderna e al misticismo orientale ricavandone una sorprendente visione della realtà.
Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Milano, Adelphi, 1979, pp. 357, € 11,00
La cultura orientale ha fatto irruzione da tempo nel mondo occidentale, così come il contrario: quanti aspetti del modo di vivere e di pensare dell'estremo oriente hanno conquistato mente e cuore di frenetici occidentali, e quanto del successo capitalista di paesi come la Cina e l'India, è dovuta alle influenze dell'Occidente? Al di là di indagini economiche e sociologiche (e soprattutto storiche) sull'argomento, non trattate in questo libro, esiste un legame molto più profondo tra le due culture, un modo di vedere e interpretare il mondo molto più simile di quanto si possa pensare.
Quello che nella filosofia greca era ben chiaro, l'unità di tutte le cose e l'universo visto come un insieme di parti interconnesse e mai disgiunte (e quindi, in breve, l'assenza di separazione tra gli oggetti, i quali sono visti solo come elaborazioni della mente umana e non come la realtà), era ed è il fondamento di tutte le scuole di pensiero e delle religioni orientali, dall'induismo al buddhismo, dal taoismo allo Zen. L'Occidente ha però cambiato rotta molto presto: dal Medioevo in poi, passando per Cartesio, l'illuminismo e la fisica newtoniana, la nostra cultura ha classificato tutto in oggetti, ha diviso la materia, ha perso la visione d'insieme. Almeno fino al Novecento, alla fisica quantistica, alla teoria della relatività. Quello che il fisico americano Fritjof Capra espone nel bellissimo libro Il Tao della fisica è il legame tra il pensiero orientale e le più recenti scoperte della fisica occidentale, dimostrando in maniera elegante come due modi di pensare e di vedere la realtà arrivino, alla fine dei conti, alle medesime conclusioni. Il saggio è diviso in tre parti: nella prima, l'autore espone in modo chiaro e comprensibile anche ai non fisici (e questo non è per nulla facile, a mio avviso) le trasformazioni nel campo della fisica, dal superamento della concezione newtoniana per approdare alla fisica quantistica, alle scoperte delle interconnessioni tra le particelle e alla loro duplice natura (corpuscolare e ondulatoria), alla teorie di Einstein. Nella seconda parte, l'autore illustra la storia e i concetti chiave delle principali dottrine orientali, iniziando con l'induismo per passare poi al buddhismo, al pensiero cinese (con particolare riguardo per il taoismo) e infine allo Zen: anche in questo caso, la lettura è facile e permette di farsi un'idea completa delle caratteristiche delle diverse scuole di pensiero (o religioni che dir si voglia: in certi casi, il confine tra le due cose è confuso, al contrario della concezione occidentale che tende a separare nettamente pensiero e scienza dalla religione). Infine, dopo aver esaminato fisica e misticismo orientale separatamente, l'autore illustra le corrispondenze nella terza parte, la più difficile ma anche la più entusiasmante. Ecco che, nell'esposizione di Capra, viene dimostrata l'unità di tutte le cose; la duplice natura della materia che porta a enormi paradossi che né la fisica né il misticismo possono spiegare in maniera comprensibile a parole (altra grande corrispondenza: la necessità di sperimentare direttamente il fenomeno, sia che si tratti di raggiungere l'illuminazione sia che si stia osservando la nascita di un bosone dall'urto di diverse particelle); il concetto di spazio-tempo e la relatività, così simili a quanto predicato dal buddhismo; l'eterna mutabilità dell'universo (e di tutte le particelle che lo compongono, tanto che la realtà, secondo i fisici, non è composta di particelle ma di interazioni), paragonata alla danza di ?iva, divinità indiana che simboleggia l'eterno mutamento delle cose (e facilmente viene in mente il panta rei di Eraclito, tornando così al punto di partenza). La lettura de Il Tao della fisica consente di costruire un incredibile ponte tra culture diverse, e allo stesso tempo permette di comprendere la natura della realtà attraverso due punti di vista solo apparentemente lontani. L'importanza di questo saggio risiede proprio nella sua duplice natura: da un lato amplia la nostra conoscenza della realtà delle cose, attraverso due percorsi apparentemente diversi, dall'altro dimostra come diverse culture possano giungere alle stesse conclusioni sul mondo e sulla vita, al di là delle evidenti differenze che spesso portano separazione, diffidenza per l'altro e chiusura verso stimoli provenienti da popoli lontani. Un libro eccellente, da leggere e rileggere.
L' ARTE TERAPIA del metodo BIOSISTEMICO
“Non usiamo il disegno come illustrazione delle idee che abbiamo avuto; attraverso il movimento della mano prendiamo consapevolezza di ciò che stiamo osservando. Le idee nascono attraverso il disegno”. Da H. Bredekamp, a proposito degli acquarelli di Galileo Galilei.
Proponendo una esperienza di arte terapia permettiamo che la persona, tracciando i segni o usando il colore, percorra la strada di una azione, raggiungendo poi una conoscenza e una consapevolezza nuova.
Può così esplorare una parte meno o non completamente consapevole, portandola all’esterno, iniziando un processo di cambiamento che può progredire continuando a lavorare su ciò che è stato prodotto, integrando metodi diversi: movimento, suono, parole, gesto artistico.
Il punto di vista di chi sostiene nel viaggio il viandante del sè.
Cosa vedono gli occhi di chi sostiene la solitudine del viandante, perché la solitudine sia condivisa.
Proponendo una esperienza di arte terapia permettiamo che la persona, tracciando i segni o usando il colore, percorra la strada di una azione, raggiungendo poi una conoscenza e una consapevolezza nuova.
Può così esplorare una parte meno o non completamente consapevole, portandola all’esterno, iniziando un processo di cambiamento che può progredire continuando a lavorare su ciò che è stato prodotto, integrando metodi diversi: movimento, suono, parole, gesto artistico.
Il punto di vista di chi sostiene nel viaggio il viandante del sè.
Cosa vedono gli occhi di chi sostiene la solitudine del viandante, perché la solitudine sia condivisa.
"ogni essere umano si conosce, prima che pensando, attuando ed agendo: egli si conosce dopo aver agito. Quando sta facendo qualcosa , quello che più risponde alle sue passioni, ai suoi aneliti, lo fa senza sapere che lo sta facendo". (M. Zembrano)

sabato 9 marzo 2013
Iscriviti a:
Post (Atom)

