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lunedì 17 dicembre 2012

Pare' Ambroise, mostri e prodigi

Pare' Ambroise, mostri e prodigi

venerdì 7 dicembre 2012

Cos'è il libro usato


Il libro usato

Che cos’è il libro usato

I libri usati si distinguono in libri antichi e libri usati propriamente detti. I primi, i libri antichi, rientrano nella sfera di interesse dei collezionisti e dei bibliofili, intenditori disponibili ad investire cifre economiche consistenti in un articolo di antiquariato.
I secondi, i libri usati, interessano chiunque voglia possedere un testo fuori commercio o scarsamente diffuso, per il gusto di leggere o collezionare un’opera relativamente recente ma ormai difficile da reperire.
Il Salone del Libro Usato si rivolge soprattutto al secondo gruppo di acquirenti, sebbene nelle scorse edizioni della fiera siano stati venduti anche pezzi rari e antichi, da opere edite nel Cinquecento a testi autografi di inizio Novecento.
Il valore dei libri usati è determinato dallo stato della loro conservazione, dalla loro rarità sul mercato, dalla presenza o meno di autografi o dediche dell’autore, specie se famoso.
Al Salone del Libro Usato, tra i circa 100.000 testi disponibili, si trovano opere adatte a ogni interesse: da quello del bibliofilo e collezionista a quello del lettore nostalgico di una prima edizione, ormai introvabile.

Il mercato del libro fuori commercio

Il mercato dei generi editoriali, in qualsiasi sua tipologia, dal libro al manifesto, dal fumetto alla stampa, attraversa negli ultimi anni un periodo di crescita costante per varie ragioni: è tornato di moda il commercio degli articoli usati, si sta sviluppando uno spirito “ecologico” contrario agli sprechi, si diffonde la passione per il book-crossing (lo scambio casuale di libri in luoghi pubblici come le stazioni della metropolitana o i parchi), cresce la propensione al collezionismo librario in un’epoca di virtualizzazione delle informazioni basate su Internet, alla quale il pubblico sente il bisogno di opporre un radicamento nella “carta”.
Quanto al rapporto tra la vendita di libri usati e quella di libri nuovi acquistabili in libreria, non sembrano esserci effetti negativi dell’una nei confronti dell’altra. Al proposito una recente ricerca congiunta della New York University e della Carnagie Mellon University ha dimostrato, partendo dai dati di Amazon.com, che la vendita di libri usati non produce effetti di cannibalizzazione a danno dei libri nuovi in commercio. Inoltre l’aumentata propensione alla lettura sviluppata dall’interscambio di volumi usati produce come effetto indiretto una maggiore propensione generale alla lettura che in ultimo si riversa anche nell’acquisto di testi nuovi.
"Tratto dal sito del Salone del libro usato"

giovedì 6 dicembre 2012

Giorgio Kienerk, L' enigma umano: il dolore, il silenzio, il piacere.

C'è chi vede in queste tre donne enigmatiche avvolte in drappi di differente colore un interpetrazione dei tre passaggi fondamentali dell' opera alchemica: la Viriditas, la Nigredo, l' Albedo. Qui per uno strano gioco di specchio riflesso, l' immagine è invertita rispetto a quella abituale, il centro resta sempre lo stesso.

mercoledì 7 novembre 2012

L' ultima uscita di Morelli

"C'è qualcosa dentro di noi che sa curarci meglio di qualsiasi farmaco. Se ci rendiamo conto di questa realtà, la prospettiva terapeutica cambia completamente. Si aprono porte e percorsi inimmaginabili... Facciamo un consumo esasperato di medicinali, costosi e spesso pieni di controindicazioni, e ci dimentichiamo così che in noi esiste un "sapere innato" capace di guarirci. Questa autoguarigione non riguarda solamente i cosiddetti disturbi psichici (come ansia, panico, depressione...) ma interessa anche alcune patologie ben "radicate" nel corpo (per esempio tachicardia, asma, eczema, ipertensione, colite...). Tra mente e corpo non c'è nessuna differenza, e quando a parlare è la "carne" dell'individuo, significa soltanto che il disagio si esprime meglio attraverso il versante organico. Si tratta solo della punta di un iceberg: la malattia interessa sempre l'individuo nella sua interezza." In cosa consiste questa nostra facoltà di autoguarigione? Quali sono le sue leggi, il suo linguaggio segreto? E cosa dobbiamo fare per innescarla? Mettendo in campo le sue profonde conoscenze di medicina psicosomatica, Raffaele Morelli ci rivela le chiavi intime e le mosse pratiche per capire e sfruttare al meglio questa energia che ci fa guarire.

martedì 30 ottobre 2012

Lìberos - Notizie - Sette idee per riciclare i vecchi libri (no amico, non puoi farlo con un ebook)

Lìberos - Notizie - Sette idee per riciclare i vecchi libri (no amico, non puoi farlo con un ebook)
Un film o un libro possono davvero aiutare a crescere, a riflettere sui nostri disagi e, quindi, a superarli. Questo volume vuole essere una guida alla lettura e alla visione delle opere più significative e "terapeutiche". Film e libri sono schedati come se fossero dei farmaci, ognuno con un suo "foglietto illustrativo", con indicazioni, controindicazioni, posologia e avvertenze...L'obiettivo è quello di stimolare il lettore a riconoscersi nelle storie dei personaggi, a rivivere con loro le proprie emozioni e il proprio modo di pensare e, quindi, capire cosa lo faccia star male. Il libro, quindi, offre spunti di riflessione che aiutano a far luce sulla propria sofferenza emotiva, ma fornisce anche istruzioni pratiche per affrontarla e per scegliere tra le eventuali opportunità terapeutiche. Psicoterapie e farmaci sono gli interventi che, in questo momento, chi decide di affrontare un problema psicologico si trova a dover prendere in considerazione; ma anche la lettura di un libro o la visione di un film possono avere la stessa valenza!
FrancoAngeli, 2012 - 176 pagine 19,00 e.

mercoledì 10 ottobre 2012

Codex Seraphinianus: il libro più strano del mondo

 

Codex Seraphinianus
Edizione americana del 1983, Abbeville
A partire da 310 €
Codex Seraphinianus Alcuni pensano che sia l’opera più strana mai pubblicata. Un libro d’arte senza eguali nel suo genere. Una parodia surreale unica ed inquietante. Grottesca ed affascinante. Difficile da descrivere. Il Codex Seraphinianus, dell’artista italiano Luigi Serafini, dà vita ad un mondo magicamente bizzarro, dotato di un alfabeto proprio - illegibile - e di numerose illustrazioni prese in prestito dal mondo attuale ed, al contempo, fuori dal comune.
Pubblicato per la prima volta in due volumi da Franco Maria Ricci nel 1981, le immagini presenti in questa pagina sono tratte dall’edizione americana di Abbeville del 1983, di 370 pagine. sistono anche un’ edizione in un unico volume del 1993, ed una edizione italiana rivista con nuove illustrazioni del 2006 - in fatto di prezzo, quest’ultima è la più accessibile.
Scritto alla fine degli anni 1970, il risvolto di copertina descrive il Codex Seraphinianus come un libro per l’era dell’informazione, in cui la codificazione e decodificazione dei messaggi assumono un ruolo sempre più rilevante nel campo della genetica, dell’informatica e della critica letteraria. “Il Codex presenta la visione creativa del nostro tempo…” recita il testo. Se Serafini ha subito negli anni ’70 un’influenza tale da creare un’opera così anticonformista, che influsso avrebbe sull’artista il mondo dell’informazione dominato da FaceBook, Twitter, blog e Google? Innumerevoli siti web e blog riflettono sul significato del Codex o, semplicemente, ammirano un vero esempio di opera d’arte, fantasia o creatività.Copertina del Codex Seraphinianus
La copertina è, di per sè, oggetto di studio. L’edizione Abbeville del 1991 raffigura una coppia che, nell’atto di fare sesso, viene trasformata in un coccodrillo. Shakespeare descriveva il sesso come la “bestia con due schiene”, ma Serafini opera ad un altro livello rispetto al grande poeta. L’edizione del 1993 presenta in copertina un’immagine diversa: un uomo, con indosso un enorme copricapo, cavalca un lama dalle enormi corna ramificate. Entrambi sono raffigurati mentre osservano uno specchio davanti ad un edificio di pietra che offre del cibo colorato. Le due immagini sono indubbiamente bizzarre, e la coppia trasformata in coccodrillo è letteralmente inquietante.

Codex Seraphinianus
Edizione del 2006, Rizzoli
A partire da 90 €
Codex Seraphinianus Il Codex Seraphinianus è, in sostanza, un’enciclopedia di un mondo alieno che riflette palesemente il nostro. Ciascun capitolo è dedicato agli aspetti chiave di questo luogo surreale: flora, fauna, scienza, macchine, giochi ed architettura. È tuttavia arduo, se non impossibile, capire esattamente il contenuto delle varie pagine. Sono visibili alcuni elementi della realtà, ma quasi sempre con un tocco surrealista: fiori galleggianti, banane contenenti pillole, macchine coperte da mosche, vestiti eccentrici persino per gli anni ’70, uomini con i pattini, con un pennino al posto della mano, creature bipedi con gambe umane attaccate ad ogni sorta di stranezza.
IL Codex occupa l’ottava posizione nella classifica di BookFinder dei libri horror, fantasy e fiction più cercati nel 2008. AbeBooks ne ha venduto 44 copie a partire da 260 €. La copia più costosa venduta sul nostro sito è una prima edizione in 2 volumi firmata dall’autore, del valore di 3.700 €. Gli artisti ne studiano le illustrazioni, i filosofi riflettono sul significato del libro, molti tentano - invano - di decifrarne il codice (pare che le cifre siano state decifrate), gli appassionati di fiction e fantasy lo ammirano e gli studiosi tentano di classificarlo. I collezionisti ambiscono semplicemente a possederlo: e tu? Cosa faresti del libro più strano del mondo?

venerdì 5 ottobre 2012

Aboca Museum - La Storia delle Erbe

Aboca Museum - La Storia delle Erbe
Erika Maderna

MEDICHESSE
La vocazione femminile alla cura


Se gli uomini hanno dominato l'universo delle parole, le donne hanno avuto potere sul mondo delle cose.

La vocazione femminile per la medicina ha una storia lunga e affascinante, che ci riporta alle radici delle civiltà. Le donne sono da sempre le custodi dei segreti delle erbe e delle piante officinali, e sono per natura e sensibilità inclini alla cura.

La medichessa ha assunto attraverso i secoli identità e volti diversi: maga, sacerdotessa guaritrice, ostetrica, erborista, monaca, alchimista, compilatrice di ricettari. Sempre contrapposta alla scienza degli uomini, depositari della cultura dei libri e delle accademie, la pratica femminile si caratterizzava per l'approccio empirico e l'espressione di conoscenze antiche e tramandate, dove accanto alle applicazioni di una medicina lecita coesistevano saperi più oscuri, quelli delle consuetudini proibite della contraccezione e dell'aborto, legate alla magia degli incantamenti amorosi e della fertilità.

Attraverso le pagine di questo libro scopriremo con un po' di stupore come la scienza medica sia stata soprattutto una fortezza della libertà di espressione femminile. In un certo senso un'anomalia della storia.

Il libro si rivolge ad appassionati e curiosi della storia delle donne, oltre che a chiunque sia interessato ad approfondire il rapporto tra il femminile e la dimensione della cura, o questo particolare aspetto della storia della medicina e delle terapie naturali. Una scrittura semplice e comprensibile rende il testo fruibile ad un pubblico ampio e curioso.

Erika Maderna, laureata in Etruscologia e Archeologia Italica presso l'Università degli Studi di Pavia, scrive articoli, traduzioni e saggi di cultura e archeologia classica. Ha approfondito in precedenti pubblicazioni il tema della cosmesi nelle civiltà mediterranee antiche.

giovedì 4 ottobre 2012

Art-è Cura

Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012 presso l’Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze avrà luogo “Art-è Cura”, diciannovesimo evento organizzato da La Compagnia del Tao.
Un evento internazionale con grandi personalità per esplorare insieme l’arte come mezzo trascendente e catartico per purificare le zone d’ombra dell’uomo ed illuminarne l’esistenza
Un invito a condividere un percorso fatto di arte come forza taumaturgica, e di cura, intesa in senso ampio, come disposizione d’animo che sostiene e orienta nell’atto del prendersi cura di se stessi e degli altri.


Sabato 20 e domenica 21 ottobre 2012 presso l’Auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze avrà luogo “Art-è Cura”, diciannovesimo evento organizzato da La Compagnia del Tao, associazione da anni dedita alla diffusione della cultura umanista e scientifica della Cina antica e delle culture classiche, fondata da Franco Cracolici, che ne è Presidente.
Interverrà il poliedrico regista Alejandro Jodorowsky, personaggio carismatico, drammaturgo, sceneggiatore teatrale e scrittore,  autore di grandi successi della storia del cinema come “El Topo” e  La Montagna sacra”, universalmente noto per la psicomagia, ultima frontiera del surrealismo, tra sogno e realtà.  Sarà protagonista anche il popolare medico statunitense Patch Adams, ideatore della terapia olistica del sorriso, fondatore del Gesundheit! Institute, struttura sanitaria alternativa e gratuita, basata sulla connessione tra ambiente e benessere e sulla convinzione che non si possa separare la salute dell’individuo da quella della famiglia, della comunità e del mondo (ispirato alla storia di Patch Adams è l’omonimo film del 1998 con Robin Williams nel ruolo principale). Parteciperanno il famoso critico d’arte e giornalista Philippe Daverio, conduttore di celebri trasmissioni Rai come Il Capitale di Philippe Daverio, Passepartout ed Emporio Daverio, ed Oliviero Toscani, fotografo, conosciuto internazionalmente come la forza creativa dietro i più famosi giornali e marchi del mondo. Interverranno Alessandro Meluzzi, noto psichiatra e personaggio televisivo, Michela Murgia, scrittrice, vincitrice del Premio Campiello con il romanzo “Accabadora”, e Stefania Guerra Lisi, Direttrice della Scuola di MusicArterapia nella Globalità dei Linguaggi. Ed ancora Sandro Spinsanti, Direttore dell’istituto Giano per le Medical Humanities e il Management in Sanità di Roma,  ed il Direttore della Scuola di Specializzazione in Psicodramma Psicodinamico, Ottavio Rosati, da sempre attivo sulla scena teatrale con personaggi del calibro di Vittorio Gassman. Saranno presenti Alfredo Zuppiroli, Direttore Dipartimento Cardiologico Azienda Sanitaria di Firenze, ed Antonio Bertoli, scrittore, terapoeta, Psico-Bio-Genealogista, con alle spalle anni di collaborazioni con Alejandro Jodorowsky tra teatro, poesia, arte, letteratura, esposizioni, stages di psicomagia e tarocco. Ed ancora Gioacchino Allasia, esperto in Craniosacrale e Shiatsu.
Franco Cracolici, Presidente de La Compagnia del Tao, introdurrà e presiederà i lavori delle due giornate, scandite da quattro momenti fondamentali: “Simboli e immagini: paradigmi del curare”,  “The joy of care”, “ Art-è Terapia” e “Le trame del curare”. Filo conduttore saranno le musiche del maestro Fabio Pianigiani, ispirate al Ramayana, poema epico e testo sacro della tradizione induista.
In tutte le fasi della storia l’arte è “utile”, “funzionale”: rappresenta un veicolo di emozioni e manifestazioni umane, un mezzo per esprimere gioia, potere, scienza e conoscenza, fede, amore. La radice etimologica della parola “arte” ha il significato di “fare”, perciò  arte ha in sé un’accezione pratica riguardo specifiche abilità (arte medica, arte figurativa, arte sonora, arte del pensiero).  La nozione di “cura” dal suo significato originario collegato a “guardare”, nell’evoluzione storica verso il sapere medico assume il significato di “premura”, “attenzione”, verso qualcosa o qualcuno. Da qui Art-è Cura: un invito a condividere un percorso fatto di arte come forza taumaturgica, e di cura, intesa in senso ampio, come disposizione d’animo che sostiene e orienta nell’atto del prendersi cura di se stessi e degli altri.

Diapasonbooking.com presenta Evento Riporta La Magia Nella Tua Vita con ROY MARTINA e JOY MARTINA
Diapasonbooking.com presenta Evento DON MIGUEL RUIZ E DON JOSE RUIZ

martedì 2 ottobre 2012

L' ultima pubblicazione della "Terra di Mezzo"
Margaret Murray, in questo saggio pionieristico che venne pubblicato nel 1921, e che qui si ripropone, sostenne per la prima volta la tesi secondo cui la stregoneria risalirebbe all’epoca precristiana. La studiosa propose di chiamare il culto delle streghe come “culto di Diana”, in riferimento alla divinità lunare romana, Signora delle selve e delle fiere, protettrice delle donne, vergine e cacciatrice.
In altri termini le cosiddette streghe rappresenterebbero un retaggio di una “religione” ancestrale connotata da matrice femminile-lunare e diffusa presso i popoli dell’Europa Occidentale in una fase storica pre-agricola, dunque persino antecedente allo sviluppo dell’agricoltura quale sistema preminente per l’approvvigionamento del cibo.
Con l’affermarsi del monoteismo cristiano in epoca storica, tale retaggio venne diffamato e perseguitato.
L’Opera si caratterizza principalmente come una raccolta di testimonianze: l’Autrice scelse di trattare le deposizioni delle accusate di stregoneria come dati etnografici, per mezzo di un approccio antropologico privo di pregiudizi, senza tralasciare dettagli apparentemente impressionanti o illogici. Riportando, con estremo rigore e dovizia di dettagli, tali testimonianze dirette sino ad allora inedite, Margaret Murray mostrò come i culti delle streghe fossero connessi alla natura, alla fertilità e disponessero di attributi profondamente gioiosi: aspetto, quest’ultimo, in genere frainteso e travisato dagli inquisitori e dall’opinione comune.
Un libro in grado di svelare, tra le righe, ciò che è stato realmente e ciò che è stato negato.

Margaret Alice Murray (Calcutta, 1863 – Londra, 1963) fu egittologa, archeologa, antropologa. Egittologa di importanza internazionale, partecipò a diversi scavi archeologici in Egitto e in Palestina. Nel 1924 venne nominata professore assistente alla cattedra di Egittologia presso lo University College di Londra, carica che mantenne sino al 1935. Nell’ambito delle indagini antropologiche fu determinante l’influenza di James Frazer, il celebre antropologo che con Il Ramo d’oro (1915) gettò le basi dei successivi studi di mitologia e religioni comparate. La fama di Margaret Murray è dovuta principalmente alle ricerche sulla stregoneria europea, culminanti con due opere di primissimo piano: The Witch Cult in Western Europe (Le streghe nell’Europa occidentale, 1921) e il successivo The God of the Witches (Il Dio delle streghe, 1933).

lunedì 1 ottobre 2012

E' da poco uscito
25.00 euro
Il Chuang Tzu (o Zhuangzi) e il Tao Te Ching, testi fondamentali del taoismo, hanno avuto un’influenza profonda su tutta la cultura cinese. Ma hanno anche conquistato il cuore di generazioni di lettori in Occidente. Alla poetica densità del Tao Te Ching, si contrappone l’esuberante gusto di narrare del Chuang Tzu, i cui strumenti prediletti sono lo humor, l’ironia, il paradosso, la provocazione. I suoi aneddoti mettono in scena personaggi storici e immaginari, animali e creature fantastiche, re, filosofi e criminali. Il pensiero illuminante emerge là dove meno ce lo aspetteremmo: un bandito tiene una lezione di filosofia a Confucio, una testuggine insegna la cosmologia a una rana.
Il linguaggio del Chuang Tzu è spesso enigmatico e aperto a molteplici interpretazioni. Questa traduzione, la prima integrale e diretta dal cinese all’italiano, intende far accedere alla ricchezza di sfumature e di risonanze dell’originale cinese. Nei passaggi più complessi l’apparato delle note a piè di pagina consente di confrontare l’interpretazione del testo qui proposta con una o più letture alternative, attingendo a quattro traduzioni classiche del Chuang Tzu, tre inglesi e una francese, facendo emergere così un’idea assai più piena del testo. Il libro contiene inoltre una dettagliata introduzione e appendici storico-geografiche che collocano nel tempo e nello spazio gli innumerevoli personaggi e luoghi menzionati nel testo.
Chuang Tzu (o Zhuangzi) è stato un filosofo e mistico cinese vissuto presumibilmente nel quarto secolo a. C. Considerato tra i fondatori del taoismo, gli è attribuito il testo filosofico che, per metonimia, da lui prende il nome.
Augusto Shantena Sabbadini, Ph. D., ha lavorato come fisico teorico all’Università di Milano e all’Università della California, dove ha contribuito alla prima identificazione di un buco nero. È direttore associato del Pari Center for New Learning, fondato dal fisico britannico David Peat. Tiene corsi e seminari su taoismo, I Ching e implicazioni filosofiche della fisica moderna. Ha tradotto e curato anche Tao Te Ching (Urra 2009, UE Feltrinelli 2011) e I Ching (Urra, 2011).

lunedì 16 luglio 2012

Colin Wilson visto da un lettore

Colin Wilson rappresenta, come scrittore, lo sconfinamento della cultura empirica e scientista inglese nel mass-cult, cioé nella letteratura per le masse, con l'accento inevitabilmente posto sul bizzarro, il misterioso, l'anticonvenzionale. La sua opera è abbastanza varia e ricca di fascino: il libro che lo ha segnalato, nel 1956, si intitola "The Outsider", ed è un saggio di psicologia della letteratura. In seguito, la sua opera, sia saggistica che narrativa, ha confermato lo sviluppo sul discorso dello "straniero" (ossia come la figura dell'estraneo e del ribelle possa ritrovarsi nel mondo attuale), diramandosi per tre vie: l'indagine sull'estraneo criminale; "illuminato", poeta o pensatore che sia, aspirante a porsi al di la dei convenzionali limiti della coscienza; e il sognatore cosmico, il quale rivive il passato del mondo per trovarvi le tracce di misteriose presenze, di forze simboliche atte a risvegliare le menti in letargo. Si è anche interessato di fenomeni paranormali, e nel 1967 ha iniziato a scrivere fantascienza col romanzo "I parassiti della mente". La sua opera è continuata nel tempo con cose alquanto strane sempre dibattute da pubblico e critica, perché la sua tematica ha sempre privilegiato tra situazioni "magiche" ed altre pseudoscientifiche, tali da dividere sempre i pareri.

Colin Wilson nell’Enciclopedia Treccani

Wilson, Colin. - Scrittore inglese (n. Leicester 1931). Il suo primo libro, The outsider (1956), uno studio sull'alienazione, divenne un best seller ed è considerato uno dei libri più importanti dei giovani arrabbiati inglesi. Con quel volume W. si poneva di fronte all'esistenzialismo tradizionale impegnandosi nella ricerca delle energie potenziali ancora nascoste nell'uomo. W. ha scritto poi molti volumi sull'occultismo, sul misticismo e sull'esistenzialismo, oltre a studî sulla violenza, sul crimine, sul sesso, e diversi romanzi (Ritual in the dark, 1960; Adrift in Soho, 1961, trad. it. 1963; The man without a shadow: the diary of an existentialist, 1963, trad. it. Il diario sessuale di Gerard Sorme, 1965; The mind parasites, 1967; The killer, 1970; The black room, 1971). Nel romanzo egli ricorre alle forme della fantascienza, del giallo, ecc., come a una forma simbolica palesemente non corrispondente al suo contenuto. Tra i lavori successivi si ricordano: Starseekers (1980); The quest for Wilhelm Reich (1981); Poltergeist! (1981); Beyond the occult (1988); The decline and fall of leftism (1989); A plague of murder (1995); The books in my life (1998); The atlantis blueprint (2000, trad. it. 2001); l'autobiografico Dreaming to some purpose (2004); A criminal history of mankind (2005; trad. it. 2008); Atlantis and the kingdom of the Neaderthals (2006); Crimes of passion: the thin line between love and hate (2006); The angry years: the rise and fall of the angry young men (2007); Serial killer investigations (2007).

sabato 7 luglio 2012

ALEXANDRA DAVID-NEEL Una Donna Straordinaria

Forse nessun libro ha contribuito come questo a dare agli occidentali una conoscenza diretta del Tibet, dei prodigiosi eventi che vi si verificano e dello straordinario potere psichico dei suoi maghi e dei suoi mistici. È tradotto in tutte le lingue europee ed è citato come un classico da tutti gli orientalisti.

ALEXANDRA DAVID-NEEL - ALLA RICERCA DEL SE'

mercoledì 4 luglio 2012

Manuale del cacciatore di libri introvabili

Manuale del cacciatore di libri introvabili
Uno spettro si aggira per gli scaffali di polverose e buie librerie o gira circospetto attorno alle bancarelle di mercatini di periferie, o meglio ancora piomba su eredi ignoranti che troppo frettolosamente vogliono disfarsi della biblioteca del nonno/padre o razzola in cantine che paiono cripte, tagliando ragnatele col machete: è il cacciatore di libri introvabili. Sembra uscito da un romanzo di Arturo Pérez-Reverte o di Andrea Carlo Cappi, ma in realtà vive accanto a noi, e addirittura in qualche fortunato caso (fortunato per lui) svolge la sua fascinosa attività per professione, magari su commissione di qualche danaroso collezionista che non ha tempo di dare la caccia alle sue ossessioni di carta oppure mettendo all'asta le sue 'prede' su eBay et similia. Ma come e soprattutto perché si diventa cacciatori di libri? Quali sono i trucchi del mestiere e le sue regole non scritte? Cosa sono i libri-fantasma, i libri-pirata, i libri maledetti? Quali sono i libri più rari, gli aneddoti più inquietanti, i personaggi più bizzarri che un cacciatore di libri incontra durante la sua carriera?
"Non dite mai di essere un cacciatore di libri": è la Legge n° 11 del divertente icosalogo in carta azzurrina che chiude questo volume appassionante, approdo che parrebbe quasi inevitabile guardando indietro al percorso bibliografico del senese Simone Berni - curiosa figura di esperto dell'insolito libresco appassionato anche di Mineralogia ed Entomologia - ma invece era ed è tutt'altro che scontato. Perché? Perché come in qualsiasi ambiente di nicchia che si rispetti - perdipiù governato da brama di possesso e compulsioni collezionistiche, interessi economici e fiera rivalità - chi rompe il sigillo dell'esoterismo per svelare segreti, tic, trucchi del mestiere e persino miserie di una categoria poco (o per niente) nota al pubblico si attira critiche e rancori. Del resto Berni si dichiara sin dall'introduzione consapevole che il suo manuale "è per definizione politicamente scorretto" e sfoggia un approccio privo di ipocrisie che sicuramente scontenterà librai, collezionisti committenti e 'colleghi' cacciatori. Politically uncorrect per politically uncorrect, questi sono problemi di Berni: a noi il piacere a tratti davvero carnale di scoprire storie di libri maledetti (il campo d'interesse dell'autore non sono le prime edizioni di letteratura o poesia, ma piuttosto la saggistica per così dire 'eretica'), gustare aneddoti da biliofili fuori di testa, imparare trucchi utili quando ci si reca alla cassa di una libreria dell'usato o antiquaria, capire come prevenire la rarità di un libro alla sua uscita, esplorare il mondo variegato della aste on-line non limitandosi all'inflazionato eBay. Nota a margine: il libro esce con una sovraccoperta che riproduce la copertina di Questo è Cefis di Giorgio Steimetz, saggio politico ultrararo e scottante, con il titolo modificato Questo è Berni. Esiste anche una tiratura più che limitata del volume (15 copie firmate e numerate) con la copertina che invece riproduce l'edizione-fantasma Bompiani de Il tamburo di latta di Günter Grass del 1962, stampata e mandata al macero dopo qualche settimana dopo che l'editore Valentino Bompiani decise che il romanzo era immorale e ripugnante. Per trovare una di queste 15 copie, c'è da giurarlo, tra pochi anni sarà necessario rivolgersi a un cacciatore di libri.

giovedì 28 giugno 2012

Il Tao del viaggio

Una raccolta di scritti sul tema del viaggio tratti dalle opere di Vladimir Nabokov,
Samuel Johnson, Evelyn Waugh, Charles Dickens, Mark Twain, Bruce Chatwin,
Ernest Hemingway, Graham Greene e dello stesso Theroux.

Paul Theroux festeggia cinquant’anni passati sulle strade di tutto il mondo con una raccolta di scritti sul tema del viaggio tratti dai libri su cui si è formato come lettore e come viaggiatore. Le voci di Vladimir Nabokov,  Samuel Johnson, Evelyn Waugh, Charles Dickens, Mark Twain, Bruce Chatwin, Ernest Hemingway, Graham Greene e molti altri si intrecciano a quella dello stesso Theroux su argomenti come la scelta dei compagni di viaggio, il piacere del muoversi in treno, l’adattabilità dell’uomo ai cibi sconosciuti e la perversa attrazione nei confronti dei luoghi inospitali. I brani scelti da Theroux sono una vera e propria storia del viaggio attraverso la letteratura e una conferma della semplice ma inconfutabile verità enunciata da Jack Kerouac: «La strada è vita».
Paul Theroux (1941) è nato negli Stati Uniti e ha soggiornato a lungo in Italia e in Africa. Ha scritto per numerosi settimanali e mensili tra cui «Esquire» e «Atlantic Monthly». Con Dalai editore ha pubblicato, fra gli altri, Omicidio a Calcutta, Il Gallo di Ferro, O-Zone, Hotel Honolulu, L’infermiera Wolf e il dottor Sacks, L’ultimo treno della Patagonia, Mosquito Coast, Dark Star Safari, Un treno fantasma verso la Stella dell’Est.

***
In libreria da luglio
pp. 352 – Euro 19,90

sabato 23 giugno 2012


Tristan Gooley non ha scritto un semplice libro sul viaggio e sull'orientamento, ma un'opera raffinata sull'osservazione della natura e sul piacere della sua scoperta. "L'antica arte di trovare la strada" attinge alla storia, alla scienza, al mito e al folclore per introdurci a un sapere prezioso e ancestrale: la capacità di viaggiare facendo ricorso esclusivamente ai segnali dell'ambiente che ci circonda. La "navigazione naturale" - il viaggio senza cartine, bussola o GPS - comporta una nuova visione del mondo, che mette in gioco tutti i cinque sensi. Per capire dove si è e qual è la direzione giusta; interpretare gli effetti di sole, vento e acqua; orientarsi ovunque, in campagna e in città, nei boschi e sul mare, nel deserto o sulla neve. Preciso nella descrizione scientifica ed evocativo nella divagazione letteraria, Gooley ci rivela come un viaggio, o anche una semplice passeggiata, possa trasformarsi in un'avvincente esperienza fisica e mentale.

venerdì 22 giugno 2012

giovedì 21 giugno 2012

LETTI DI NOTTE Lettori & Librai Scatenati

21 giugno il Solstizio dei libri. La piu' grande condivisione di lettori mai realizzata tra librerie indipendenti d'Italia. Nello stesso momento potrete essere in una qualsiasi delle librerie che parteciperanno. Grazie al collegamento skype sceglierete il libraio che vi consiglierà. Si collegheranno inoltre alcuni editori che presenteranno le novità direttamente ai lettori. Sintonizzatevi su RadioPress.it sarete in diretta con l'evento

mercoledì 20 giugno 2012

Otto Rudolf, sacro

...il divino si manifesta come "mysterium tremendum" e "fascinans", come il nascosto, il non rivelato, l'"assolutamente altro", che terrorizza e al tempo stesso affascina, che sconvolge e sbigottisce con la sua "tremenda majestas", dinanzi a cui ogni creatura è schiacciata nella propria nullità, nel suo essere "fango e cenere e nient'altro". Il sacro è dunque essenzialmente, originariamente, "tremendum" e "fascinans" e solo più tardi la religione...
Otto Rudolf, sacro

giovedì 14 giugno 2012

“IL CHIRURGO DELL'ANIMA”

“Non si può trasformare nessuno, solo scoprire” Da questa affermazione nasce tutta la concezione della bellezza e di quanto si può fare per migliorarsi. Lo spiega, in un nuovo libro, “Il chirurgo dell'anima” edito da Baldini & Castoldi, il chirurgo Pietro Lorenzetti. “Ho sempre detto che un buon chirurgo non deve essere un intellettuale, ma un ottimo conoscitore dell’anatomia e della meccanica. Nonostante ciò tanti stimoli mi hanno portato a pensare di più e più spesso non solo alla psicologia e alle motivazioni profonde dei miei pazienti, ma anche al mondo in cui viviamo. Mi sono trovato a pensare più spesso a come il mio lavoro influiva sulla vita, sul destino, e sulla psiche delle persone”. Lorenzetti prende quindi l'abitudine di portare con sé un taccuino e di appuntarsi le riflessioni che affiorano nei momenti più disparati. Quando il taccuino è terminato, si rende conto che ha tra le mani un nuovo libro. “Mi dicono spesso che un corpo rifatto non è etico perché non si può competere con la chirurgia. Quello che penso è esattamente il contrario, ossia che non si può competere con la natura che è perfetta in assoluto e che la vera bellezza è irriproducibile perché è fatta anche di qualcosa di inaspettato, di un dettaglio imperfetto, di casualità. Infatti, al cambiamento estetico, sia in negativo, sia in positivo, corrisponde un cambiamento intimo, talora nel carattere, altre volte nel modo di porsi, nell'atteggiamento” spiega Lorenzetti. Nel volume il chirurgo affronta diversi temi e cerca studi scientifici sulla percezione della bellezza e di come influenza il comportamento altrui, che rivelano risultati sorprendenti. E poi fa un passo indietro, alle origini, scoprendo che la 'bellezza' non era un obiettivo dell'evoluzione, e che rappresenta ancora una eccezione. Nel frattempo la medicina e la chirurgia hanno trovato metodi per migliorare l'aspetto e tecniche per modificare questa perfezione. E se è necessario guardare dentro alla propria bellezza interiore, intangibile, va da sé che la bellezza può essere utilizzata come un mezzo se non come una vera e propria arma. A doppio taglio, giacché si tratta di un'arma pericolosa e va maneggiata con cura affinché non si rivolti verso di sé. Uno sguardo si rivolge poi alle nuove tecnologie e allo sviluppo incredibile e repentino di internet. La Rete, infatti, non solo ha creato spazi virtuali, ma anche la possibilità di essere altro da sé e proporsi come avatar, alter ego a cui attribuire nuovi pregi e altre caratteristiche. Internet si pone quindi come un mondo parallelo dove ci si può reinventare e attribuirsi caratteristiche di bellezza che non si posseggono. E questo è un “gioco” pericoloso, se non lo si sa gestire. In particolare poi si sofferma sul ‘dating on line’ e sui rapporti che nascono in rete, una fattispecie di relazione molto particolare, ma che con la bellezza ha molto a che fare. Anche la bellezza è quindi un messaggio, dice qualcosa di sé. Può quindi essere un potente messaggio non verbale: studi e ricerche hanno dimostrato che i belli possono avere posti di lavoro migliori, favori, salari più alti. Ma, sottolinea ancora Lorenzetti, l'amore non ha bisogno di bellezza o di perfezione fisica, e tutto quello a cui può servire un fianco tornito e senza grasso o il più bello dei seni o il volto più armonioso e simmetrico non serviranno a farci amare o a essere capaci di farlo. Infine, l’autore affronta anche temi quali l'utilizzo delle staminali, dei fattori di crescita e del grasso autologo per la chirurgia plastica ed estetica. Di queste tecniche propone una panoramica, chiedendosi se nei prossimi decenni oltre alla modificazione di geni malati potremo intervenire anche sui geni che codificano per alcune caratteristiche fisiche. Saremo in grado forse di modificare un tratto di DNA per evitare di avere un'acne severa, o dare al codice genetico l'ordine di farci crescere il seno dotandoci di una buona riserva di ghiandola mammaria? Nel giro di alcuni decenni avremo parti artificiali per qualsiasi organo o funzione. E' il grande capitolo dello “human enhancement” e del post-umano di cui alcuni convegni parlano già adesso. Il futuro, dunque, lascia intravedere la possibilità di sviluppare la robotica sino a creare esseri simili a noi, bellissimi, che vivranno nelle nostre case. Pietro Lorenzetti "Il chirurgo dell'anima", ed. Baldini & C220 Castoldi pag. 220 18,00 euro

I mercanti della salute

Un'inchiesta di Marco Pizzuti che mette a nudo le manipolazioni della medicina ad opera di Big Pharma che apre inquietanti interrogativi sul reale valore della nostra salute.

Sperling & Kupfer | Scheda libro

martedì 12 giugno 2012

Medicina narrativa. Comunicazione empatica ed interazione dinamica nella relazione medico-paziente

Medicina narrativa. Comunicazione empatica ed interazione dinamica nella relazione medico-paziente

Medical humanities e medicina narrativa. Nuove prospettive nella formazione dei professionisti della cura - Lucia Zannini

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LETTI DI NOTTE

21 giugno il Solstizio dei libri. La piu' grande condivisione di lettori mai realizzata tra librerie indipendenti d'Italia. Nello stesso momento potrete essere in una qualsiasi delle librerie che parteciperanno. Grazie al collegamento skype sceglierete il libraio che vi consiglierà. Si collegheranno inoltre alcuni editori che presenteranno le novità direttamente ai lettori.

sabato 2 giugno 2012

Un contributo X l' Emilia

Anche l' Ass.Cult. "LibrAzioni" contribuisce alla raccolta di aiuti per l' Emilia, chi vuole dare un sostegno può usare i seguenti sistemi specificando, se vuole, in che area debba avvennire
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venerdì 1 giugno 2012

La magia delle droghe. Chimica ed Alchimia dell'estasi artificiale.

I veleni divini. Tra i principali reperti archeologici ritrovati in Messico a Guatemala, nelle terre che furono delle civiltà maya a azteca, i più enigmatici furono indubbiamente alcune statuette raffiguranti figure totemiche umane o animali sormontate da un'ampia cappella di fungo e risalenti in alcuni casi, a 3000 anni fa (1). Dalla decifrazione degli antichi codici aztechi e dalle tradizioni magico-religiose degli Zapotechi e dei Mazatechi del Messico meridionale, già registrate dai conquistatori spagnoli, risultava l'esistenza di una misteriosa triade di piante-dee: il fungo teonanacatl, il cactus peyotl e i semi vegetali ololiuhqui, Divinità-cibo attraverso la cui consumazione e mediazione sacerdoti a sciamani raggiungevano il diretto contatto con il soprannaturale a la comunione con gli Dei (2). All'epoca della prima conquista di Cortés, nel XVI secolo, il missionario francescano Bernardino de Sahagun aveva descritto con pio orrore cerimonie durante le quali gli indigeni si inebriavano con una bevanda intossicante e "diabolica" che procurava loro visioni ed ebbrezze "infernali" e che veniva estratta da un fungo velenoso chiamato appunto teonanacatl (3) (che in lingua Nahuatl significava "carne della divinità") . Le crudeli e sistematiche persecuzioni perpetrate dalla Chiesa Cattolica a dalla monarchia spagnola contro ogni forma di religiosità magica locale, pur lontane dall'estinguere il culto dei funghi a delle piante sacre e il loro utilizzo sciamanico, ne causarono successivamente la quasi assoluta clandestinità e per più di 300 anni sui segreti vegetali messicani gli Europei non ne seppero molto più del devoto francescano al seguito degli sterninatori. Il mistero del teonanacatl a delle millenarie statuette degli uomini-animali-fungo fu infatti definitivamente svelato solo tra la prima a la seconda metà del nostro secolo. L'etnobotanico americano Richard Evans Schultes, direttore del museo botanico dell'università di Harvard, fu tra i primi ricercatori contemporanei a compiere estese ricerche sulle piante psicoattive, trascorrendo ben 12 anni della sua vita, dal 1941 al 1953, in Amazzonia, Ande e Sudamerica. Il lavoro di Schulte svolto già fino dal 1936 in un'ottica interdisciplinare tra botanica, etnologia e antropologia fu supportato dal contatto diretto con sciamani, stregoni e ritualità tribali e portò, nel corso di pochi decenni, il numero delle piante allucinogene conosciute e classificate da una mezza dozzina a più di 80, dimostrando nel contempo la strettissima connessione tra uso di droghe sacre, religione e magia. Nel 1954 il banchiere e micologo autodidatta R Gordon Wasson, trasferitosi con la moglie nella regione di Oaxaca, nel Messico meridionale, alla ricerca dei funghi sacri, scoprì che l'azteco teonanacatl era il nome sacrale collettivo di una peculiare categoria di funghi allucinogeni della famiglia Psilocybe mexicana la cui utilizzazione cultuale e magica risultava ancora ampiamente diffusa tra le popolazioni locali. Grazie all'amicizia stretta con Maria Sabina, una curandera mazateca, Wasson, sua moglie e altri collaboratori qualificati furono ammessi a una serie di cerimonie sacre segrete che comprendevano la consumazione sacramentale del teonanacatl e sperimentarono così gli sconvolgenti a meravigliosi effetti estatici di visione ed espansione della coscienza ben noti alla tradizione sciamanica. (5) "Fu come se i muri della nostra casa si fossero dissolti" - dichiarò Wasson nella relazione - "e il mio spirito volato in alto, e io mi trovavo sospeso a mezz’ària [...J Sentii che ora stavo vedendo [..J vedevo gli archetipi, le idee platoniche che sono alla base delle imperfette immagini della realtà di ogni giorno". (6) In quel momento l'audace ricercatore americano aveva sfiorato il segreto di una delle più antiche forme universali di comunione col sacro. "Ora voi siete il Fungo" (7) fu detto agli Europei mentre stavano sperimentando qualcosa che alla perseguitata saggezza degli Indios era noto da millenni. Le antichissime ed enigmatiche statuette dell'Uomo-Dio-Fungo rivelavano così il loro sconvolgente significato: l'Uomo che si fa Dio attraverso la comunione con la pianta sacra. "Possibile che il Fungo Divino", scrisse ancona Wasson, "fosse il segreto nascosto dietro gli antichi Misters?". (8) Fu sulla traccia di questa intuizione che Wasson negli anni successivi strinse un'intima e continuativa collaborazione con il dottor Albert Hofmann dei laboratori di ricerca Sandoz di Basilea, che solo pochi anni prima, nel 1943, analizzando le caratteristiche biochimiche della segale cornuta (un fungo tossico parassitario delle graminacee e particolarmente della segale), aveva isolato a analizzato il più potente allucinogeno di sintesi mai conosciuto: la dietilamide dell'acido D-lisergico (Lysergsäure-Diäthylamid) o LSD. (9) Hofmann sottopose ad accurate analisi i vari tipi di funghi a semi di piante magiche raccolte da Wasson e nel 1958 isolò il principio neuroattivo del teonanacatl: la psylocibina. Parallelamente Hofmann, che coltivava anche interessi etno-antropologici a filosofico-esoterici, scoprì che un'altra mitica droga messicana chiamata ololiuhqui ("il fiore della vergine") (10) conteneva alcaloidi estremamente simili all'LSD presente nella segale cornuta. (11) Il Tradizionalmente l'ololiuhqui veniva utilizzata per il contatto con gli Dei e per la visione del futuro ed era ottenuta dai semi di una pianta di convolvolo (rivea coryrnbosa), (12) che Wasson aveva identificato e trasportato nelle sue spedizioni. Su sollecitazioni del noto mitologo a storico delle religioni Kàroly Kerényi, amico di Hofmann, furono constatate notevoli affinità strutturali tra alcune cerimonie rituali indigene messicane e le pratiche misteriche a base estatica della Grecia classica. Si giunse così a ipotizzare che la bevanda sacra offerta agli iniziati nel corso dei Msteri Eleusini per celebrare la loro mistica unione con la Dea Madre Demetra, Signora del grano, il kykeon - citato da Eraclito a da altre fonti - la cui composizione era a base di graminacee, contenesse principi psicoattivi affini a quelli dell' ololiuhqui e della segale cornuta (13) e fosse quindi sostanzialmente a base di LSD. (14) Dal canto suo Wasson estese le sue ricerche medico-etnologiche ad altri funghi psichedelici e soprattutto dedicò la sua attenzione al velenosisssmo "ovulo malefico", l'amanita muscaria, che assunta con gli opportuni accorgimenti quantitativi e cerimoniali, rappresentava uno dei più antichi, potenti e diffusi allucinogeni naturali utilizzati per scopi sacri dai guerrieri vichinghi e dagli sciamani siberiani. (15) Data l'ampia diffusione dell' amanita, con la sua caratteristica forma di fallo in erezione, nelle regioni nordiche originarie dei popoli indoeuropei, oltre che nelle zone del medio a vicino Oriente, Wasson ipotizzò, con un largo margine di sicurezza, che il micidiale fungo fallico costituisse l'ingrediente segreto del mitico soma, bevanda sacra dei sacerdoti vedici e delle loro divinità nell'induismo arcaico, dispensatrice di salute, coraggio, longevità, intuizione e immortalità, sia dell'haoma, analoga bevanda sacra della tradizione iranica, utilizzata per ottenere visioni divine già molto prima della riforma monoteista di Zoroastro. (16) Insieme al fimgo teonanacatl e ai semi ololiuhqui la terza e più importante pianta-dea della tradizione azteca, e poi indio-messicana, fu e resta ancora oggi il piccolo cactus lophophora williamsii, meglio conosciuto come peyotl, diffuso sugli altopiani del Messico settentrionale, che il mito identifica con la carne di una divinità cornuta, il Daino Celeste e le cui proprietà furono rivelate in sogno a una donna. (17) Allucinazioni visive, auditive a olfattive, visioni colorate a geometriche, sovreccitazione sensoriale, distorsione percettiva, dilatazione generale della coscienza sono i principali effetti - simili peraltro a quelli di LSD e psilocybina - ottenuti attraverso l'ingestione rituale dei bottoni vegetali del peyotl, chiamati dagli indigeni mescal e dai quali, nei primi anni del secolo, fu isolato chimicamente il principio attivo principale responsabile dei poteri del cactus: la mescalina, un alcaloide derivato dall'ammoniaca. (18) Dalle Americhe all'Europa, dall'Asia all'Africa fino ai più remoti angoli del mondo, in stretta connessione con le tra dizioni sciamaniche a misteriche, magiche o religiose di diversi popoli a razze, ritroviamo questa intima simbiosi tra l'universo simbolico del divino, i misteri del mondo vegetale e la ricerca del sacro nell'uomo a nella donna. La scienza spagirica tradizionale di sacerdoti, magi a sciamani - che spesso furono di sesso femminile data la maggiore connessione della donna con le più nascoste energie della natura - ha fornito per millenni una serie di tecniche codificate sull'utilizzo delle sostanze divine o "cibo degli Dèi" come pane della sapienza a dell'esperienza magica. Nell'autentica, primordiale celebrazione di un'Eucaristia, o cannibalizzazione della Carne di Dio, di cui la nota cerimonia cristiana non fu che la degradazione pallida e riduttiva, le droghe sacre sono state mangiate, masticate, bevute, inalate, fiutate, fumate o spalmate sui corpi, in ogni tempo e sotto ogni latitudine. Esse hanno rappresentato uno dei propellenti primari per la reale conquista del Divino, una conquista tanto spirituale quanto bio-chimica e fisio-psichica. Unite inestricabilmente e ritualmente a una corretta disciplina dell'emozione e della psiche, queste sostanze hanno suscitato a possono suscitare l'esplorazione dei mondi interiori e l'espansione della coscienza e dei sensi umani, fino all'incremento apparentemente sovrannaturale delle facoltà fisiche di vista, udito, forza muscolare, velocità e resistenza a calore, gelo, fame, sete, sonno, fatica. La pianta della coca era già sacra presso gli Incas nella preistoria della loro cultura a la masticazione delle sue foglie psicoattive, a scopi rigenerativi ed euforizzanti, è rimasta una pratica comune tra le popolazioni locali in Perù, Bolivia e Argentina, dove ancora oggi la coca viene confidenzialmente appellata come "madre": Mama Cuca. (19) Nella seconda metà del secolo scorso fu isolato chimicamente un alcaloide che risultò essere il principio attivo di questa pianta: la cocaina. (20) In Australia la "pianta madre" dell'ebbrezza e delle visioni è invece il pituri, (21) una solanacea che cresce soprattutto nella parte centrale del Queensland. Tradizionalmente le sue foglie vengono disseccate, mescolate con cenere d'acacia in forma di piccole polpette a quindi masticate lungamente con effetti allucinatori ed estatici. Effetti simili a quelli della coca derivano poi dalla masticazione del katt, (22) arbusto originario dell'Abissinia coltivato in Arabia a in Etiopia. L'uso, cerimoniale e non, delle sue foglie per indurre visioni divine, alterare la comune percezione a annullare fatica, sonno e fame è ampiamente diffuso soprattutto nello Yemen, in Arabia, in Somalia e in Etiopia, data anche la relativa tolleranza che questa tradizione ha trovato da parte dell'Islam. All'interno delle antichissime fratellanze magico-religiose dell'Oceania, soprattutto in Polinesia, Nuova Guinea e Melanesia, l'iniziazione ai Misteri della morte e le varie fasi dei riti tribali di passaggio venivano a vengono ancora accompagnate dall'uso del kawa, una bevanda estratta dalle radici di un pepe inebriante. (23) Il kawa produce vari stadi di narcosi allucinatoria che le società iniziatiche tribali utilizzano per collegarsi con i mondi invisibili. Tra le piante psicoattive a effetto estatico di utilizzazione più ampia e più antica risulta certamente la cannabis sativa e particolarmente la sue variante cannabis indica (canapa indiana), originaria dell'Asia e diffusasi attraverso i secoli in gran parte del mondo. Dai suoi fiori a foglie disseccati e tritati si ottiene la marijuana, che può essere fumata, inalata o bevuta in decotto, mentre la resina della pianta femmina è generalmente conosciuta con il nome arabo di haschis e, oltre che fumata, può essere masticata a mangiata . (24) L' uso cerimoniale, magico e misterico della cannabis è attestato già nell'Egitto faraonico, nella Cina del II millennio a.C., nell'India vedica a nell'Impero assiro, come risulta da una tavoletta di Assurbanipal dell'VIII secolo, dove la pianta droga è denominate qunnapu. (25) Erodoto nel IV libro delle Storie racconta che gli Sciti, nomadi del Mar Nero, usavano le fumigazioni prodotte dai semi di cannabis, gettati su appositi bracieri, per raggiungere stati di ebbrezza e voluttà e per purificare il corpo. (26) Il giardino profanato Ogni culture tradizionale ha amministrato il proprio "giardino magico" traendone il massimo dei vantaggi e il minimo dei rischi. Le piante dee e i loro prodotti sono sempre stati venerati a utilizzati secondo criteri a ritualità precisi a opportunamente circoscritti, anche se le cronache storiche registrano segmenti di tempo e cicli storici nel corso dei quali l'estasi e l'ebbrezza artificiale sono tracimati oltre i confini del sacro, pervadendo di sé anche la vita profane, ricreativa a sensuale. Ma pur in queste circostanze restarono sconosciute ai popoli pre-moderni, e quindi non condizionati dal dualismo schizoide di matrice giudeo-cristiana, la devastante assuefazione e successive dipendenza psichica e fisica come fenomeni di masse generati dalla diffusione di alcune tra queste sostanze all'interno della civiltà a della culture moderne. Non va dimenticato che tra i prodotti del giardino incantato ve ne sono un certo numero la cui utilizzazione non controllata, o scorporata dal contesto culturale e sacrale originario, risulta particolarmente pericolosa e il cui abuso tende a produrre gravissimi danni psichici a fisiologici culminanti in una suicide a inesorabile dipendenza. Emblematicamente tra gli innumerevoli a millenari frutti di questo Giardino degli Dei furono proprio tre fra i maggiormente insidiosi ad avere le più strette e ambivalenti connessioni con le culture succedutesi dalla caduta del mondo pagano ai giorni nostri. Una triade di sostanze sacre, utilizzate fin dalla più remote antichità, ma il cui incanto corrode l'anima e il corpo di coloro che ne consumano la profanazione: alcol, tabacco e oppio. La diffusione sempre più indiscriminate dell'alcol nelle sue varie forme, la "scoperta" del tabacco e la riscoperta dell'oppio da parte dei mercanti inglesi e dei medici tedeschi, con la conseguente sintesi dei suoi derivati, hanno interessato, coinvolto a sconvolto i cosiddetti governi civilizzati del mondo cristiano e islamico, i quali, pur tramite controversie, anatemi, esaltazioni, divieti a persecuzioni, hanno finito col demonizzarne l'uso o, all'opposto e più spesso, col monopolizzarne economicamente il commercio soprattutto per quanto riguarda alcol e tabacco , provocando così l'esplosione incontrollabile del mercato clandestino gestito dalle mafie dei vari paesi e la conseguente amplificazione degli abusi più perniciosi. Sia l'alcol che il tabacco e l'oppio, ben prima di essere trasformate in droghe sociali di massa, furono retaggio sacrale e culturale di intere civiltà. Molto ampia sarebbe la lista delle bevande fermentate il cui principio attivo è l'alcol etilico utilizzate fin dai tempi preistorici dai popoli più diversi allo scopo di indurre un'ebbrezza sacra e profana al tempo stesso. Un'ebbrezza capace tra l'altro, negli opportuni contesti cultuali, di rimuovere la barriera che divide uomini e donne dagli Dèi (o dalle profondità arche tipiche dell'inconscio), generando una profonda e totalizzante comunione collettiva col Sacro. Basti ricordare le più note a diffuse: il vino, prodotto dalla fermentazione dell'uva e collegato dai Traci, e poi dai Greci, ai Misteri di Dioniso; e la birra, ottenuta dalla fermentazione dei cereali (orzo, mais, ecc.), la cui origine fu attribuita dai Celti al potere di Cernunno, il Dio Cornuto dell'estasi a della fertilità. (27) Il tabacco, originario delle Americhe nelle sue due specie principali (Nicotiana tabacum L. a N. rustica L.) , fu considerato già dagli Aztechi come il corpo della Dea Cihuacohatl (28) e trovò una diffusissima utilizzazione sacramentale da parte degli sciamani sia amerindi che pellerossa, i quali usavano fiutarlo o fumarlo, in quantità anche enormi, allo scopo di indurre trance estatiche o allucinatorie. La "scoperta" delle popolazioni amerinde, delle loro terre a dei loro culti psico-vegetali da parte di Colombo, alla fine del XV secolo, portò la sacra pianta del tabacco a contatto con la cultura occidentale, che attraverso il consueto, paranoico balletto tra proibizione a monopolio, è riuscita a trasformarla in una droga di massa, intossicante e cancerogena, molto lucrosa per i suoi legalizzati spacciatori, ma ormai priva di qualsiasi facoltà psicoattiva. Quanto all'oppio, le sue elevate qualità sia terapeutiche che psico-neurologiche, nonché la pericolosità a l'ambivalenza del suo utilizzo, erano già note ai Collegi sacerdotali egizi (che lo denominarono shepen) e babilonesi, nonché tra i Sumeri (presso i quali era conosciuto come hul gil "la pianta della gioia") (29) e tra i Greci, come certificato da Omero che ne cita l'uso nel IV Libro dell'Odissea celandolo sotto il nome di nepente. (30) L'estrazione del succo lattiginoso di oppio dalle capsule non maturate del papaver somniferum, o papavero da oppio, ben descritta da Dioscoride, medico di Nerone, fu sempre nota agli Arabi come agli Europei fino al Cinquecento, quando il medico, mago e alchimista Paracelso ne ottenne, per primo, il laudano (tintura di oppio in alcol), utilizzato come medicinale e come droga psicoattiva fino a tutto il XIX secolo. La catastrofica dipendenza fisica causata da un utilizzo non controllato e sovraddosato dell'oppio fu poi l'elemento scatenante della sua strumentalizzazione da parte delle Compagnie commerciali inglesi in Asia. In particolare la Compagnia delle Indie Orientali monopolizzò il tra sporto e il commercio indiscriminato dell'oppio in Cina - dove fino a quel momento il suo uso era stato limitato ai circoli filosofici taoisti e ad alcuni ambienti aristocratici - causando le premesse dello scatenarsi, nel 1839 e nel 1856, di ben due guerre tra Gran Bretagna e Impero cinese. Le autorità del Celeste Impero, per salvaguardare la salute delle popolazioni, tentavano infatti di limitare con ogni mezzo l'esportazione della sostanza nel proprio territorio da pane degli Inglesi che lo coltivavano a importavano dall'India. La Guerra dell'oppio (1839-42) fu vinta dalla cristianissima regina Vittoria e, oltre a dover aprire i suoi scali all'oppio inglese, la Cina dovette cedere il territorio di Hong Kong che è rimasto fino al 1997 in mani britanniche. (31) Nel 1805 Friedrich Sertürner, un chimico tedesco, isolò uno dei principali alcaloidi contenuti nell'oppio, la morfina e nel 1898, sempre in Germania, venne prodotto un suo derivato, la diacetilmorfìna, meglio conosciuta come eroina. Le proprietà narcotiche a psicoattive della morfina, del suo etere metilico (codeina) a soprattutto dell'eroina sono sproporzionatamente squilibranti e tossiche a hanno la principale caratteristica di indurre in breve tempo, nella generalità degli individui psichicamente a culturalmente impreparati al loro utilizzo, un'assoluta dipendenza sia psicologica che fisica. La grande diffusions clandestina di queste sostanze, seguita alla loro proibizione legale, è divenuta il principale alibi per la sistematica persecuzione legislativa e morale di ogni frutto del Giardino Magico, con l'unica eccezione, almeno nei paesi di cultura occidentale, di alcol e tabacco, il cui business non vuole essere intaccato più di tanto. Una persecuzione che in realtà, dietro il pretesto di una difesa della salute, risulta essere una Guerra Santa contro ogni ricerca sperimentale di modificazione della coscienza estranea ai canoni religiosi e medici accettati dalla cultura dominante. Come ha scritto nel 1974 il medico americano Thomas S. Szasz, (32) uno dei massimi esponenti mondiali del pensiero libertario in materia di droghe, "ciò che chiamiamo 'guerra contro l'abuso di droga' è in realtà una guerra per eliminare, se possibile dovunque, l'uso di droghe che disapproviamo e nello stesso tempo per incoraggiare dovunque l'uso di droghe che approviamo" . (33) Mentre sul fronte della psichiatria non dovrebbero essere dimenticate le illuminanti considerazioni dello psichiatra americano Lawrence Le Shan, specialista nello studio degli stati alterati di coscienza, quando già negli anni '60 affermava che: "lo stato normale della nostra coscienza è semplicemente un prodotto provinciale della nostra civiltà meccanizzata occidentale. Possiamo benissimo considerarlo come il tipo di coscienza in cui la nostra cultura ammaestra gli individui, ma esistono altri tipi di coscienza altrettanto validi, ognuno con i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi [..] Quando si parla di stati di coscienza alterati si intende alterati rispetto al normale, al giusto, al corretto stato di coscienza. Ma non esiste alcuna dimostrazione che lo stato normale è quello giusto. Ogni tipo di coscienza ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, e - per quanto ne sappiamo - nessuno rivela la verità" E ancora: "dato che noi consideriamo normale e sano lo stato di coscienza non alterato, non ci succede per caso di considerare patologici gli altri stati e malati coloro che percepiscano la realtà in modo diverso? Tornando all'esempio dei chiaroveggenti, che possono vedere in due modi, non li consideriamo forse dei fenomeni patologici? Nel paese degli orbi quello che ha due occhi viene accompagnato dallo psichiatra". (34) Dai frutti proibiti ai rivoluzionari della coscienza Dal tempo in cui Eva e Adamo vennero puniti a maledetti dal dio semita per avere mangiato una "sostanza proibita" che, secondo i saggi consigli del Serpente, sarebbe stata capace di aprire i loro occhi, (35) l'uso sacro delle piante psicoattive, così come ogni altro aspetto dell'approccio magico al sacro, venne brutalmente perseguitato dalle religioni monoteiste e particolarmente dalla Chiesa Cattolica Romana. Che, imitata ben presto dalle autorità protestanti e successivamente dai poteri politici a scientifici "laici", fu la prima e principale responsabile di quell'ottusa ostilità verso ogni possibile modificazione libera e volontaria della coscienza, che ha caratterizzato e caratterizza le gerarchie culturali dominanti dell'Occidente. Anche in questo caso la Cristianità non ha smentito il proprio ruolo repressivo e invasivo rispetto a ogni alternativa spirituale, confermando ancora una volta ciò che acutamente ha ricordato il premio Nobel per la letteratura Elias Canetti nel suo Massa e potere (1960): "paragonato alla chiesa, ogni despota fa la figura di un inesperto". (36) Nella metà del XVI secolo il secondo Concilio di Lima condannò il consumo di coca tra gli Indios come blasfemo e "superstizioso" e i missionari al seguito dei conquistatori spagnoli usarono ogni mezzo per sradicare nelle popolazioni locali amerinde il culto del peyotl, defìnito come "radice diabolica", mentre papa Urbano VIII, più o meno nello stesso periodo in cui fece processare e condannare Galileo, proclamò in tutto il mondo cristiano la proibizione dell'uso del tabacco, "degradante per l'anima", sotto pena di scomunica. Le strane facoltà dimostrate dalle piante psicoattive vennero attribuite al potere del Diavolo e ancora una volta l'oscurantismo ignorante fece di "Satana" il grande patrono di una scienza o saggezza rifiutata. Infatti la tragica guerra tra gli eredi del dio biblico a gli estimatori e le estimatrici del "frutto proibito" risultò particolarmente evidente nella lotta contro la stregoneria, un culto le cui profonde radici sciamaniche, legate a forme di religiosità precristiana, sono state ormai accertate dalle ricerche storiche a antropologiche più avanzate. La sanguinosa persecuzione contro le "streghe" fu in realtà una crociata cristiana contro l'inaspettato diffondersi di un'antichissima religione magica lunare, (37) i cui adepti e, soprattutto, adepte praticavano antiche "arti", tra cui la manipolazione a l'uso di erbe e piante "magiche" - cioè psicoattive - capaci di indurre visioni a "incantamenti" sotto l'egida della dea Diana a dei suoi totem cornuti. (38) I "voli" nell'aria, i sabba, le orge mistiche e sensuali, i filtri incantatori, le "trasformazioni" in bestie, tutto nella documentazione sul culto delle streghe trasmessaci dagli stessi persecutori attraverso i verbali dei processi ci parla di un uso, forse solo in parte consapevole, di sostanze, erbe, radici e funghi atti a modificare e dilatare la percezione a la coscienza sino a favorire il raggiungimento di un'intima comunione con la natura e i suoi misteri siderali, vegetali a animali. Giambattista della Porta, letterato ed "esoterista" napoletano, dopo aver direttamente osservato numerose adepte del culto durante i loro "viaggi" rituali concluse nel suo Magia naturalis (1589) che l'illusione del volo, le visioni eroto-magiche dei "demoni" e le apparenti metamorfosi licantropiche venivano indotte dagli unguenti con cui queste donne si cospargevano il corpo. (39) Tra le principali piante psicotrope il cui uso è attestato da parte delle streghe possono essere registrate: mandragola, cicucta virosa, belladonna (conosciuta appunto come "erba delle streghe"), hyoscyamus niger o giusquiamo (capace di produrre visioni profetiche e già utilizzato dalle pitonesse del tempio di Delfi), datura stramonium a datura innoxia (emblematicamente chiamate "erbe del diavolo" (40) e tuttora utilizzate come "piante-alleato" dagli sciamani sudamericani) e, non sorprendentemente, amanita muscaria, il fungo delle visioni dei sacerdoti vedici e iranici. (41) Va inoltre ricordata la frequente presenza nelle misture rituali di varie parti organiche della più comune specie di rospo, il bufo vulgaris, nelle cui ghiandole è contenuta una sostanza dall'alto potere allucinogeno: la bufotenina. (42) Appare quindi evidente che, sia pure indirettamente, il genocidio perpetrato da cattolici e protestanti contro i membri del "culto di Diana" fu anche, se non soprattutto, una reazione persecutoria contro l'ennesimo tentativo, da parte di uomini e soprattutto di donne diverse a ribelli, di conoscere e assaporare i "frutti proibiti" del Giardino Magico. Ma nessuna persecuzione poteva spegnere il grande anelito umano verso la conoscenza, il piacere e la libertà dello spirito. Tra le pieghe più segrete delle varie tradizioni "eretiche", magiche a alchemiche, che nonostante i roghi di corpi e di libri mai hanno cessato di percorrere i sotterranei culturali dell'Occidente, i misteri psico-vegetali sono stati amorevolmente trasmessi attraverso il tempo. Già nel Medioevo, per esempio, l'uso medico e ricreativo della cannabis era giunto in Europa dal Medio Oriente attraverso la mediazione dei crociati a probabilmente in forza di quella strana forma di "alleanza virtuale" che, secondo alcuni storici, sembra aver collegato l'eretico ordine dei Templari con la setta iniziatica islarnica degli Hashishin (o mangiatori di haschis), fondata e guidata net XII-XIII secolo dallo sceicco fatimide Hassan ben Sabbah - ricordato da Marco Polo come il Veglio della Montagna - il cui motto sembra fosse: "la verità non esiste e tutto è permesso". Nella prima metà del XVI secolo il medico e libero pensatore François Rabelais nei suoi romanzi ermetici, nascosti sotto il velo della satira, cantò per primo in Occidente le lodi della canapa Indiana e dei suoi effetti, celandola sotto il nome di erba pantagruelion. Le prime ricerche scientifiche e mediche sulla cannabis iniziarono soltanto alla fine del Settecento, quando i medici di Napoleone la riportarono in Francia dopo la Campagna d'Egitto. La libera diffusione della cannabis a dell'oppio in Francia durante tutto il XIX secolo influenzò profondamente l'atmosfera spirituale romantica e l'uso di sostanze psicoattive come stimolanti della creatività individuate e artistica si diffuse rapidamente tra tutte le personalità più sensibili a geniali dell'epoca. Nel 1844 a Parigi Théophile Gautier (il teorico dell' arte per l'arte), insieme ai pittori Fernand Boissard e F.B. de Boisdenier, fondò l'esclusivo club letterario degli Hachischins, riallacciandosi in qualche modo alla tradizione un po' magica e un po' romantica degli adepti ismailiti del Vecchio della Montagna. All'interno di questo circolo la crema intellettuale e artistica francese, in gran parte costituita da massoni, celebrava una sorte di convegni rituali dove si mangiava haschis e si fumava oppio, sia a scopo ricreativo che con il preciso intento di stimolare oltre il consueto le facoltà artistiche e immaginative alla ricerca di nuove forme di espressione estetica. Le esperienze individuali e di gruppo degli Hachischins coinvolsero, tra gli altri, Victor Hugo, Gérard de Nerval, Eugéne Delacroix, Alexandre Dumas (padre), Honoré de Balzac e il giovane Charles Baudelaire che, in positivo e in negativo, descrisse mirabilmente i risultati delle proprie esperienze con oppio a haschis nei Paradisi artificiali (1860). (43) La ricerca chimicoestetica del circolo di Gautier aveva avuto i suoi precedenti - soprattutto attraverso l'uso di oppio e laudano - tra alcuni dei principali esponenti del Romanticismo inglese, come Samuel Coleridge, John Keats a particolar mente Thomas de Quincey, che nel 1822 pubblicò le Confessioni di un mangiatore di oppio, opera che proprio Baudelaire tradusse a fece circolare in Francia. (44) De Quincey aveva vissuto con l'oppio un'intimità totalizzante e la sue creatività artistica ne era stata enormemente amplificata. Ma alla fine era caduto prigioniero dell'assuefazione a della dipendenza, dalle quali riuscì poi a liberarsi grazie a una tenace autodisciplina e a una ferrea quanto progressiva riduzione delle dosi. Un'analisi interdisciplinare fra antropologia, biochimica, filosofia e letteratura darebbe probabilmente risultati sorprendenti a proposito del reale influsso che l'uso sistematico e a volte rituale di sostanze psicoattive ha avuto sullo sviluppo della dimensione estetica, filosofica e letteraria occidentale e, di riflesso, sulla rivoluzione dei costumi e sul mutato atteggiamento verso la vita a verso il sacro che ha introdotto e accompagnato il nostro secolo. (45) Dai citati pionieri del primo Romanticismo ottocentesco, cui non va dimenticato di aggiungere E.A. Poe, i cui fantastici viaggi nel soprannaturale non furono estranei all'uso dell'oppio, passando attraverso gli ineffabili "mangiatori di haschis" di Gautier fino attraverso gli ineffabili "mangiatori di haschis" di Gautier fino a Flaubert, Maupassant, Apollinaire, Rimbaud e proseguendo con Proust e decine di altri, si può dire non vi sia stato quasi alcun talento letterario o poetico, soprattutto tra i romantici e i decadentisti a cavallo tra i due secoli, non coinvolto nell'uso delle antiche, sacre sostanze. Tra il 1888 e il 1896 il farmacologo tedesco Louis Lewin isolò l'alcaloide della mescaline dal peyotl, pubblicando poi uno studio dettagliato sugli aspetti biochimici, etnologici e religiosi del cactus messicano, che da quel momento negli ambienti scientifici assunse il nome di anhalonium Lewinii. Le potenzialità enormi della mescalina come chiave di liberazione degli universi interiori furono accolte dagli artisti a dagli sperimentatori della coscienza con un entusiasmo ancora superiore a quello che era stato riservato all'oppio e ai suoi derivati morfinici, la cui sgradevole tendenza a creare assuefazione aveva causato problemi a molti. Allo stesso modo di quello dell'haschis il principio attivo del peyotl poteva essere pilotato a piacimento senza indurre alcuna forma di dipendenza fisica, come ebbero a sperimentare lo scrittore, regista teatrale ed esoterista Antonin Artaud (uno dei massimi esponenti del Surrealismo) e più di ogni altro l'eclettico inglese Aldous Huxley, che sotto la guida dello psichiatra Humphry Osmond - inventore dell'aggettivo "psichedelico" - sperimentò a largo la mescalina con intenti filosofico-conoscitivi, pubblicando nel 1954 le proprie osservazioni illuminanti in quella che probabilmente resta la sue opera più importante: Le porte della percezione. (46) La sinergia tra scienziati, letterati e artisti nell'ambito delle ricerche sulle alterazioni artificiali della coscienza era state inaugurate dallo psichiatra francese Jacques Joseph Moreau de Tours che, dopo essersi occupato a lungo della chimica del cervello, aveva sperimentato l'uso della cannabis per la cure di alcune forme di malattia mentale. De Tours, nella sue veste di sperimentatore, era stato l'autentico ispiratore di Gautier e degli Hachischins e forniva lui stesso l'haschis al gruppo seguendo i risultati delle "sedate". Dal canto suo Havelock Ellis, uno dei fondatori della moderna sessuologia, dopo avere personalmente sperimentato e autoanalizzato gli effetti del peyotl, persuase diversi artisti suoi amici a sottoporsi a una serie di sedate psichedeliche, registrandone accuratamente le esperienze. La convergenza tra lucida analisi scientifica, avventura spirituale estetica e analisi antropologica delle antiche culture religiose portava sempre, e ha portato fino ai giorni nostri, a una sola, rivoluzionaria conclusione, che sconfina nella magia: l'estasi chimica, la pratica mistica a la "visione" sciamanica si rivelano simili fino ad apparire come una sole, identica esperienza. Le piante magiche e i loro derivati continuano a essere quello che sempre sono state: una chiave di accesso alla dimensione del sacro. Carne a Spirito dissolvono e confondono i propri confini attraverso il pasto eucaristico dei Cibi Divini. Psiconautica e nuova gnosi "Non c'è Dio, Bibbia o Vangelo, non ci sono parole che fermino lo spirito [...] Noi abbiamo messo la mano su una bestia nuova [ ...] Abbandonate le caverne dell’essere. Venite [...] Cedete al pensiero integrale". (47) Così scriveva nella Révolution surrèaliste del 1925 Antonin Artaud, "apostolo" del peyotl e propugnatore di una rivoluzione "magica" dell'arte, della religione e della cultura La riscoperta, sia biochimica che antropologica e artistica, del Giardirio Magico e del suo possibile utilizzo corse di pari passo con la rinascenza magico-esoterica che fiorì a partire dalla seconda metà del XIX secolo, coagulandosi in una costellazione di Logge occulte a Ordini iniziatici, spesso derivati dalla Massoneria. In tali organizzazioni il principale filo conduttore era una nuova a appassionata forma di paganesimo e tra i loro membri figuravano, nella comune ricerca, poeti, scrittori, medici, filosofi e ricercatori degli antichi Misteri. All'interno di alcuni di questi Ordini le pratiche teurgiche e la ricerca alchemica costituivano la base di un graduale processo di autoconoscenza radicale, il cui sviluppo implicava tecniche di proiezione fuori dal corpo, esplorazioni mentali di altre dimensioni, contatti con poteri extra umani a soprattutto la sistematica trasmutazione della coscienza di veglia, mutevole a transitoria, verso un più profondo, stabile e divino stato dell'Essere. I propellenti tecnici atti a scatenare tali processi potevano essere differenziati, ma i più potenti a veloci - spesso anche combinati fra loro - furono l'uso magico dell'erotismo, o magia sessuale e l'assunzione controllata di droghe. In Italia questo particolare tipo di ricerca magica fu ampiamente praticato dal Gruppo di UR, una "catena" di studiosi ed esoteristi provenienti da diverse tradizioni a guidati negli anni '20 da Julius Evola, che nel suo saggio sull'uso delle droghe a scopo iniziatico, pubblicato nei fascicoli di UR tra il 1927 a il 1928, analizzò i vari tipi di sostanze naturali e di sintesi che potevano essere utilizzate come alchemiche "acque corrosive" (acidi corrosivi per le concrezioni dell'Io), dimostrando particolare interesse per la mescaline e soprattutto per l'etere etilico. (48) L'Ordine magico-iniziatico che più di ogni altro sviluppò al proprio interno una sistematica utilizzazione rituale, sia individuale che collettiva, di sostanze psicoattive, spesso combinata con pratiche magico-sessuali, fu l'Ordo Templi Orientis (O.T.O.), fondato nel 1904 da massoni tedeschi depositari di tradizioni rosacruciane, sufiche a tantriche e stabilmente consolidato a tutt'oggi in vane forme e filiazioni, sia in Europa che negli Stati Uniti. (49) Nel Grado Operativo interno detto "Concilio dei Principi", durante una cerimonia di contatto collettivo con la radice sensuale dell'Essere, definita con il nome mitico di Babalon gli iniziati dell'Ordine assumevano ritualmente dosi controllate di laudano (indicato con la cifra kabbalistica "31"), all'epoca legalmente commercializzato in tutta Europa, raggiungendo suo tramite una sorta di coscienza illuminata di gruppo. (50) Nel 1922 divenne Gran Maestro dell'O.T.O. il magista, esploratore e poeta inglese Aleister Crowley, che con i suoi libri, ricerche ed esperienze ha contribuito forse più di ogni altro in Occidente a stabilire un ponte di collegamento tra pratiche magiche, stregoneria sciamanica e uso di sostanze atte a modificare la coscienza. (51) Crowley sperimentò in forma radicale praticamente tutti i tipi di droga conosciuti alla sue epoca, rivolgendo una parti colare attenzione all'haschis, all'anhalonium Lewinii (peyotl) e all'etere. L'eclettico magista ingaggiò altresì una titanica lotta, conclusasi vittoriosamente, contro l'assuefazione all'eroina e alla morfina, che aveva iniziato ad assumere a scopo terapeutico secondo le prescrizioni mediche del tempo e alla cui schiavitù era giunto a sottoporsi volontaria mente per "esplorarne i meccanismi", come testimoniato nel The diary of drug fiend pubblicato nel 1922. (52) La filosofia magico-sperimentale sulle droghe sviluppata dai magisti neopagani, da Crowley, dall'O.T.O. a da tutte le moderne organizzazioni e correnti di pensiero magico, neo-gnostico e neo-stregonico che ne sono derivate costituisce di fatto lo sfondo su cui si sono sviluppate tutte le più illuminate forme contemporanee di approccio al problema. (53) Secondo queste premesse i frutti del Giardino Magico vanno avvicinati tenendo conto della propria vocazione e qualificazione personale, equipaggiandosi con una precise conoscenza scientifica delle singole sostanze a dei loro diversi effetti bio-chimici e mentali. Uso e pratica vanno inoltre finalizzati, guidati e limitati con estrema tecnica e precisione nel contesto di un atteggiamento sacramentale in cui si realizzi un'autentica simbiosi tra mente, corpo, natura a cosmo. La "via delle droghe" non è che una delle diverse opzioni che si presentano al magista come strumenti autorealizzativi. Qualora venga fatta questa scelta, l'utilizzazione dei "cibi sacri" per essere efficacemente creativa non potrà che essere circoscritta entro spazi e tempi definiti e comunque considerata temporanea poiché gradualmente il corpo stesso del "viaggiatore" o operatore psico-magico deve raggiungere attraverso questi stimoli la capacità di produrre i medesimi effetti senza l'ausilio di sostanze esterne. Le moderne ricerche mediche sulla produzione biochimica delle endorfine all'interno dell'organismo prefigurano questa possibilità e rendono credibili le affermazioni dell'antropologo americano Carlos Castaneda, recentemente scomparso, che, dopo essere stato iniziato dagli stregoni Yaqui attraverso l'uso della "pianta alleato"(datura innoxia), del Piccolo Fungo (il fungo psilocybe) e del "maestro protettore Mescalito" (peyotl) proseguì le proprie esperienze meta- corporee ed extrasensoriali e concluse il proprio iter sciamanico senza più utilizzare alcuna sostanza "propulsive". (54) E non devono peraltro essere dimenticate le numerose sperimentazioni effettuate sul fronte della moderna Parapsicologia da coraggiosi ricercatori come l'americano Charles T. Tart, il farmacologo spagnolo Bascompte-Lakanal, la coppia di psicologi Masters e Houston, a ancora Andrija Puharich e Leonid Vassiliev dai cui risultati sembrerebbe che la fenomenologia paranormale in genere subisca sensibili accentuazioni in presenza di assunzione di sostanze psicoattive da parte dei soggetti studiati. (55) Sia le filiazioni contemporanee dell'O.T.O. (operanti anche in Italia) che i liberi gruppi di ricerca sulla Psiconautica - come ormai viene definita questa scienza - sono oggi orientati verso un prudente rifiuto nei confronti degli oppiacei (soprattutto morfina ed eroina) per la loro devastante pericolosità e sono piuttosto interessati ad approfondire sia le possibilità delle tradizionali sostanze psichedeliche, libere da ogni rischio biologico di assuefazione (piante varie, cannabis, funghi, mescalina, LSD...), che a elaborare l'utilizzazione e la sintesi di nuove sostanze psicoattive, naturali o composte, non facenti parte delle inique liste di proscrizione del proibizionismo a quindi legalmente utilizzabili. Interessante è, a questo proposito, il nuovo termine di alchimia enteogenica, cioè l'arte di manipolare a produrre sostanze enteogene - ovvero rivelatrici della divinità interiore - proposto in Italia dal Società Italiana per lo Studio degli stati di Coscienza (S.I.S.S.C.), (56) un'associazione scientifica di medici, botanici, psichiatri, esoteristi e "psiconauti enteogenici" collegata ad analoghe associazioni straniere, che pubblica periodicamente la rivista Altrove a nel cui comitato scientifico spiccano i nomi di Richard Evans Schultes, il già citato direttore del museo botanico di Harvard, e di Albert Hofmann, scopritore dell'LSD a propugnatore di una cultura enteogenica, gnostica a neo-eleusina. (57) Hofmann, che nel 1951 condusse una serie di sedute enteogeniche a base di LSD con Ernst jünger (che ha da poco celebrato il suo 100° compleanno) e che negli anni '60 collaborò intimamente con Huxley, (58) fu anche uno dei principali ispiratori del rivoluzionario professore di Harvard Timoty Leary, i cui interessi magico-esoterici per le tematiche sviluppate dall'O.T.O. sono ben noti e che all'alba della rivoluzione culturale giovanile dell'ultimo trentennio si fece profeta, sulla base delle proprie esperienze con LSD, di una nuova formula culturale neo-gnostica e psichedelica. (59) E con le parole di Leary, pubblicate nel 1970 come "i due comandamenti dell'era molecolare", che potremmo chiosare ogni manifesto di una nuova, possibile Era del corpo e della mente: "1. Non alterare la coscienza dei tuoi simili. 2. Non impedire che i tuoi simili alterino la loro coscienza". (60) Frasi da non dimenticare. Note bibliografiche: (1) Cfr. Daniel S. Worthon, Conoscere le piante allucinogene, Savelli, 1980, p. 60-63. (2) Cfr Robert S. de Ropp, Le droghe a la mente, Roma, Cesco Ciapanna, 1980, p. 147. (3) cfr. Philippe de Fèlice, Le droghe degli dei, Genova, ECIG, 1990, p. 158-159. (4) cfr. Cesco Ciapanna, Marijuana e altre storie,1979, p. 195-196. (5) Ivi. p. 197-199. (6) De Ropp, Le droghe ... cit., p. 148. (7) Cfr. Ciapanna, Marijuana ... cit., p. 198. (8) De Ropp, Le droghe ... cit., p. 148. (9) Cfr. Albert Hofmann, LSD : il mio bambino difficile, Milano, Urra, 1995. (10) Cfr. de Ropp, Le droghe ... cit., p. 147. (11) Sull'opera e sulle ricerche di Wasson e sui suoi stretti rapporti con Hofmann vedi anche: Worthon, Conoscere le piante allucinogene ... cit., p. 67-69, nonché le dettagliate descrizioni dello stesso Hofmann al cap. 9 della sua opera fondamentale (Hofmann. LSD ... cit., p. 101-126.) (12) Cfr. de Ropp, Le droghe ... cit., p. 150. (13) Sulle connessioni tra i Misteri Eleusini e il probabile utilizzo di sostanze psicoattive estratte da qualche fungo psilocibinico vedi il pregevole saggio dello psicanalista Gilberto Camilla, direttore scientifico della rivista Altrove pubblicata dalla Società Italiana per to studio degli stati di coscienza, "Ritorno ad Eleusi" (Altrove, Torino, Nautilus, n. 3 / 1996, p. 13-27). (14) Va ricordato che le ricerche che portarono a formulare l'ipotesi di un preparato estratto dalla segale cornuta come sostanza psicoattiva utilizzata nel corso dei Misteri Eleusini vennero pubblicate nel libro the road to Eleusis (1978) scritto da R. Gordon Wasson, Albert Hofmann a Carl A.P. Ruck, professore di etnobotanica della mitologia greca ad Harvard (vedi ed. New York-Londra, Harcourt Brace Jova novich). Cfr. Albert Hofmann, I misteri di Eleusi. Roma, Stampa Alternativa, 1993, p. 7-9. (15) Cfr. Worthon, Conoscere le piante allucinogene ... cit., p. 50-55. (16) Sugli studi di Wasson in relazione all'amanita muscaras identificata con il soma cif. de Ropp, le droghe...cit., p. 163-165, Sul soma vedico e l'haoma iranico vedi anche: de Felice, Le droghe degli dei cit., p. 213-232. (17) Cfr. de Ropp, Le droghe ... cit., p. 15-17. (18) Ivi, p. 39 sg. (19) Cfr. Ciapanna, Marijuana ... cit., p. 180. (20) Sugli aspetti antropologici del culto della pianta di coca e sulla natura della cocaina vedi: de Félice, Le droghe degli dei cit., p. 47-62. Per una dettagliata analisi della cocaina dal punto di vista tossicologico, anche se tracciata con un deciso taglio proibizionista da cui dissentiamo fortemente, vedi anche il saggio La cocaina (Milano, Il Falco, 1982) di Rosario Cutrufello, capo reparto neuropsichiatrico dell'Ospedale Militare Principale di Milano. (21) Cfr Worthon,Conoscere le piante allncinogene... cit., p. 44-45. (22) Cfr de Félice, Le droghe degli dei ... cit., p. 154-156. (23) Cfr Ciapanna, Marijuana ... cit., p. 193. Per un'estesa analisi di naturea, diffusione a utilizzo sacramentale del kawa vedi: de Félice, Le droghe degli dei ... cit., p. 98-105. (24) Cfr Daniele Piomelli. Storia della canapa indiana breve ma veridica, Roma, Stampa Alternativa, 1995. (25) Bernardo Parrella, "L'uomo e la cannabis", Altrove, Torino, Nautilus, n. 2 (1995), p. 27. (26) Erodoto, "Le storie", Storici greci, Firenze, Sansoni, 1993, p. 202 (IV, 73-75). (27) Cfr. de Félice, Le droghe degli dei ... cit., p. 276-281. (28) Silvio Pagani, "L'addomesticamento della molecola selvaggia: tabacco a cannabis a confronto", Altrove, Torino, Nautilus, n. 2 (1995), p. 69. (29) Cfr. Dean Latimer, Jeff Goldberg, Fiori nel sangue: storia americana dell'oppio, dalle leggende antiche alle moderne scoperte scientifiche, Roma, Cesco Ciapanna, 1983, p. 22. (30) Cfr. Omero, Odissea, IV, 280-307. (31) Latimer, Goldberg, Fiori nel sangue ... cit., cap. 6 (p. 81 125). (32) Thomas S. Szasz, nato a Budapest nel 1920, ha insegnato psichiatria alla State University di NewYork a Syracuse a partire dal 1956. (33) Thomas S. Szasz, Il mito della droga la persecuzione ritnale delle droghe, dei drogati a degli spacciatori, Milano, Feltrinelli, 1977, p. 56. (34) Brani tratti dalla conferenza di Le Shan pubblicata in: PSI and altered states of consciousness, New York, Garrett Press, 1967, p. 129-130. Cfr. Ciapanna, Marijuana ... cit., p. 210. (35) Un'illuminante analisi metaforica sul mito giudeo-cristiano della proibizione ad Adamo di consumare i frutti dell'Albero della Conoscenza correlato al tabù occidentale rispetto alle sostanze psicoattive viene tracciato da Szasz in IL mito della droga ... cit., p. 91-93. (36) Elias Canetti, Massa a potere, Milano, Adelphi, 1981, p. 187. (37) Cfr. Margaret A. Murray, IL dio delle streghe, Roma, Ubaldini 1972; Le streghe nell'Europa occidentale, Milano, Garzanti, 1978. Vedi anche: Pinuccia Di Gesaro, Streghe: L ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizi, la repressione, Bolzano, Praxis 3, 1988; I giochi delle streghe: stregonerie confessate nei processi del Cinque a Seicento e convalidate dai massimi demonologi Bolzano, Praxis 3, 1995. (38) Cfr. Massimo Centini, Le schiave di Diana: stregoneria a sciamanismo tra superstizione a demonizzazione; Genova, ECIG, 1994. (39) Ivi, p. 283-284. (40) Cfr. Gilberto Camilla, "Le erbe del Diavolo: aspetti antropologici", Altrove, Torino, Nautilus, n. 2 (1995), p. 105-115. (41) Centini, Le schiave di Diana ... cit., p. 286-289. (42) Cfr. Albert Most [e altri.], Rospi psichedelici, Torino, Nautilus, 1995. Vedi anche: Luciano Pirrotta. "Il rospo nei rituali satanici", Abstracta, n. 28 (lug: ago. 1988), p. 39-43. (43) Cfr. Charles Baudelaire, I paradisi artificiali, Milano, Dall'Oglio, 1974. (44) Cfr. Thomas De Quincey, Confessioni di nn oppiomane, Milano, Garzanti, 1987. (45) Cfr. Walter Benjamin, Sull hascisch, Torino, Einaudi, 1975. (46) Cfr. Aldous Huxley, Le porte della percezione, Milano, Mondadori,1990. (47) Cfr. Franco Fortini, Lanfranco Binni. Il movimento surrealista, Milano, Garzanti, 1991, p. 91-98. (48) Cfr. EA (Julius Evola), "Sulle droghe", in: Gruppo di UR, Introduzione alla Magia, Roma, Mediterranee, 1971, vol. 3, p. 363-377. (49) Per una dettagliata analisi storica delle principali ramificazioni dell'Ordo Templi Orientis curata sotto la diretta supervisione dell'autore del presente articolo vedi: Akkademia Pan Sophica Alpha Draconis, "Radici storiche a magiche delle filiazioni O.T.O.", Daimon: periodo di cultnra neopagana, chelemica, gnostica e luciferiana, Campi Bisenzio, APsAD, ed. speciale del 1° dic. 1997, p. 2-13. (50) Cfr. Francis King (curatore), the secret rituals of che O. T. O:, London, C.W. Daniel Company, 1973, p. 131, nota 1. (51) Roberto Negrini, "A cinquant'anni dalla morte di Aleister Crowley: vita, cultura a magia di un sapiente scandaloso", Il Giornale dei Misteri, n. 315 (gen. 1998), p. 31-35. Sulla vita e sull'opera di Crowley vedi anche la relazione da noi presentata a Cefalù in occasione del Convegno Internazionale Un mago a Cefalù: Aleister Crowley e il suo soggiorno in Sicilia (22-23 feb. 1997) promosso dall'Azienda Autonoma di Soggiorno di Cefalù e dall'Assessorato Regionale Turismo di Sicilia in occasione del cinquantenario della morte del magista inglese: Roberto Negrini, "La Bestia e la Dea: Idealismo Magico a Illuminismo Scientifico di Aleister Crowley, dal Neopaganesimo europeo alla New Age", Daimon, ed. cit., p. 17-26. (52) Cfr. Aleister Crowley, Diary of a drug fiend, York Beach, Samuel Weiser, 1970. (53) Sui diversi aspetti magico-operativi connessi all'utilizza zione di sostanze psicoattive vedi il saggio fondamentale di Kenneth Grant (discepolo di Crowley e attuale Gran Maestro della filiazione inglese dell'O.T.O.) La droga e l'occulto in: Kenneth Grant, IL risveglio della Magia, Roma Astrolabio, 1973, p. 76-90. (54) Cfr. Carlos Castaneda, A scuola dallo stregone, Roma, Astrolabio, 1970. (55) Cfr. Ciapanna, Marijuana ... cit., p. 233-240. (56) Cfr. S.I.S.S.C. "Psiconauti del 2000", Altrove, Torino, Nautilus, n. 2 (1995) , p. 25. (57) "Sul modello eleusino si potrebbero istituire centri in grado di riunire a rafforzare le molteplici correnti spirituali del nostro tempo che mirano allo stesso traguardo, consistente nel creare i presupposti, tramite una trasformazione di coscienza in ogni singolo individuo, per un mondo migliore senza guerre né catastrofi ambientali, per un mondo abitato da uomini più felici" (Albert Hofmann, I misteri di Elensi ... cit., p. 16) . (58) Cfr. Albert Hofmann, LSD: i miei incontri con Huxley, Leary, fiinger, Vogt, Roma, Stampa Alternativa, 1992. (59) Cfr. Timothy Leary, Ralph Metzner, Richard Alpert, L'esperienza psichedelica: manuale basato sul Libro Tibetano dei mor1i, Milano, SugarCo, 1974. 60. Cfr. de Ropp, Le droghe ... cit., p. 179..' (60) Cfr. de Ropp, Le droghe... cit. p. 179.